Intervista a Stefano Misesti
Ringraziamo lo Sciacallo Elettronico e Marco Feo per il contributo.
Fra i giovani autori di fumetti italiani, Stefano Misesti si è distinto per la carica ironica e dissacrante dei suoi personaggi, apparsi sulla maggior parte delle pubblicazioni indipendenti. Da alcuni anni anche sulle pagine dello Sciacallo Elettronico, per cui ha realizzato l'albetto de iminimi intitolato "Sviluppo verticale".
di MassimilianoClemente

Gli inizi: ti sei formato come illustratore allIstituto Europeo di
Milano e hai iniziato a lavorare appunto come tale. Quali sono stati i tuoi
più importanti lavori in questo campo?
Ormai è da qualche anno che ho iniziato la mia attività di
illustratore e durante questo periodo ho lavorato con diverse case editrici
e agenzie di pubblicità. Le mie illustrazioni sono state utilizzate per
copertine di libri, affissioni pubblicitarie, locandine teatrali, animazioni.
Attualmente sto collaborando col quotidiano di Como La Provincia realizzando
le illustrazioni per la pagina dei ragazzi.
Nel mondo del fumetto sei apparso grazie alle edizioni Mezzoterraneo di
Bigio e Uppe. Come ricordi quei tempi?
La prima volta che mi sono incontrato personalmente con i due amici di Mezzoteraneo
è stato ad una mostra di fumetti a Milano. Ceravamo già
sentiti diverse volte per telefono e avevano già pubblicato una mia storia,
ma ancora non ceravamo incontrati. Erano curiosissimi di vedere il mio
aspetto e se assomigliavo a qualcuno dei personaggi che disegnavo.
Grazie alle loro autoproduzioni ho trovato interesse a realizzare storie a fumetti.
Prima disegnavo qualche striscia da fotocopiare e da far vedere agli amici.
In seguito dopo i riscontri positivi delle prime uscite sulle pubblicazioni
di Mezzoterraneo ho trovato lo stimolo a continuare. Ricordo molto bene anche
la prima volta che sono andato alla fiera di Lucca: Bigio e Uppe avevano un
banchetto abusivo pieno di copie di Liberaria e materiale vario; facevano un
gran casino per attirare lattenzione di acquirenti e ragazze. Quella volta
avevamo fatto anche la conoscenza del mitico Dr.Pira che ci aveva dato alcune
copie dei suoi Fumetti della Gleba... Queste prime pubblicazioni hanno permesso
di farmi conoscere un po nellambiente del fumetto indipendente e
di iniziare nuove collaborazioni.

Il tuo stile semplice ma esilarante ha subito conquistato il pubblico e
le tue collaborazioni con varie riviste dellambito underground sono ormai
parecchie. Su quali testate hai pubblicato e quali sono stati i lavori più
interessanti?
Mi piace collaborare con le riviste underground perché lasciano piena
libertà nello sviluppo delle storie e hanno un fascino particolare perché
sono meno omologate. Ho pubblicato su Liberaria e su varie pubblicazioni di
Mezzoterraneo, su Kerosene, su Schizzo Immagini, su Lo Sciacallo Elettronico
e sulla collana de iminimi sempre per lo Sciacallo, su Centrifuga e su Fagorgo.
Come procedi nellideazione e realizzazione di una storia? Imposti
una trama o procedi vignetta per vignetta?
Generalmente le mie storie sono prive di una sceneggiatura iniziale: parto
da unidea iniziale e poi procedo vignetta per vignetta fino alla conclusione.
Quando realizzo una storia voglio divertirmi e perciò la conclusione
deve sorprendermi come se fossi il lettore. Non presto molta cura nella realizzazione
del disegno perché per me la parte più importante è la
storia. Spesso non faccio neppure le matite e uso direttamete il pennello o
il pennarello.

Domanda canonica: i tuoi autori preferiti? I tuoi piatti preferiti? I luoghi
della tua abitazione che preferisci?
Adoro per motivi banali le domande canoniche. Mi piace leggere i fumetti
di Bilal, Moebius, Zezelj e quelli più legati allumorismo come
Altan, Mordillo, Quino, Gary Larson Matt Groening. Mi piace molto il segno di
Pratt e quello di Munoz. Non mi piace lo stile Disney e le sue linee molto rotonde.
Mi piace mangiare la carne e le patate in tutti i modi. Apprezzo la pizza allo
speck e zola e il tiramisù. Ogni volta che ne mangio uno gli assegno
un voto da uno a dieci. Nella mia casa non ho un luogo preferito. Dipende dalle
circostanze e dai momenti. Forse anche dal tempo atmosferico.
Hai realizzato per Lo Sciacallo Elettronico un albo della collana i minimi
dal titolo "sviluppo verticale". Ce ne parli, cosa ne pensi di questo
esperimento editoriale?
Innanzi tutto mi piace molto il formato particolare di questa collana. Una
pagina dalle proporzioni esageratamente verticali ha un bellimpatto visivo
e offre un modo diverso di strutturare il proprio disegno. Ho iniziato la mia
storia con unimmagine del protagonista che sta cadendo da un palazzo proprio
perché il formato permetteva una pagina molto dinamica. Inoltre anche
il titolo dellalbo è ispirato dalla sua forma.
In questo fumetto si racconta la storia di Bracco (uno dei miei personaggi tipici),
si racconta la sua infanzia e la sua adolescenza fino a rivelare il motivo per
cui si è trovato nella situazione dellimmagine iniziale. Naturalmente
il tutto è raccontato con un taglio surreale e ironico. Il mio intento
era di realizzare un racconto umoristico e leggero.

Che fumetti leggevi da piccolo?
Da piccolo leggevo gli albi della Marvel: pensavo che se avessi letto molto
sui supereroi alla fine avrei acquistato anchio alcuni superpoteri. Ho
sempre evitato di leggere Topolino per la paura di trasformarmi in qualche buffo
animale parlante. Ricordo anche che con i soldi della nonna compravo il Corriere
dei ragazzi, Alan Ford e i fumetti con le strisce umoristiche. Mafalda era uno
dei miei personaggi preferiti.
Disegni sempre personaggi uguali (almeno gli uomini) che si differenziano
solamente per loggetto che portano in testa. Da cosa deriva questa idea?
Non è importante come siamo ma ciò che pensiamo?
Gli oggetti che i miei personaggi portano in testa hanno proprio lo scopo
di renderli differenti tra loro. Diciamo che il singolo personaggio non ha una
propria caratteristica peculiare: Bracco, Erice, il cugino Berto possono scambiarsi
tranquillamente i ruoli. Non è importante come siamo e neppure ciò
che pensiamo. E importante ciò che spostiamo.

Cosa pensi?
In questo momento penso che il quadrato è una figura geometrica che
mi lascia indifferente.
Quali sono i tuoi strumenti di lavoro? E quanto tempo ci metti per realizzare
una tavola?
Disegno le tavole dei miei fumetti su fogli A4 per fotocopie utilizzando
un pennarello nero o il pennello e la china. A volte importo le immagini a computer
e le coloro con dei riempimenti piatti. Per quanto riguarda le mie illustrazioni
uso il pennello e colori ad acqua oppure acrilici. I tempi di realizzazione
di una tavola variano molto a secondo dellumore della giornata, ma generalmente
impiego più tempo a pensare alle battute che a realizzare il disegno.
Quanto tempo ci metti tra Milano e Lecco in bicicletta?
Dipende dallorologio.

Cosa pensi della cultura attuale, della televisione e del fumetto? Credi
che il fumetto sia in crisi e si trasformerà, oppure morirà come
genere?
La televisione la guardo poco, non per una sorta di snobismo ma perché
credo che proponga programmi poco interessanti e nella maggior parte dei casi
informazione superficiale. Mi piacciono i film e quando posso vado al cinema
o a qualche rassegna in qualche cineteca a Milano. Un mio conoscente mi ha detto
che i fumetti vivranno per sempre, però a me sembra un periodo eccessivo.
Lattuale situazione del mercato fumettistico italiano? Che spazi ci
sono per un autore come te?
Diciamo che trovo molto negativo il fatto che il fumetto qua in Italia sia considerato
una forma di espressione minore. Ultimamente mi è capitato di fare un
giro in Francia e la situazione mi sembra totalmente diversa.
Io disegno i miei fumetti per divertimento, certamente non per vivere. Il mio
lavoro è quello di illustratore, però mi piace avere degli spazi
per raccontare i miei personaggi e le mie storie. A questo livello penso che
le piccole produzioni, o magari la rete internet, offrano una buona visibilità.
Hai un sogno nel cassetto? Uno scheletro nellarmadio? Un coccodrillo
nel lavandino?
No, però il sasso nella scarpa mi da fastidio.


