Pinocchio - L'Uomo e la Fiaba IV

E sovente accade che individui come Mangiafoco, posti di fronte a ciò che significa essere veramente liberi e senza fili.. si accorgono di essere anche loro annodati da un sottile filo.. quello della schiavitù al male. Per fortuna ogni tanto, con sofferenza e buona volontà, alcuni decidono di recidere questi lacci che li tengono lontani dalla reale libertà.

di Flavia_Santi

L'Uomo e la Fiaba IV

Pinocchio - 03

Mangiafoco vuole mettere Pinocchio a bruciare:

Sulla sorte di chi non segue gli insegnamenti armonici di pace e amore.. la fiaba è molto chiara e inequivocabile. Tutti coloro che disubbidiscono alle leggi eterne dell’amore, fanno una fine esemplare all’inferno, o un transito al purgatorio. Tuttavia, il racconto narrativo avverte il lettore, che anche i decreti divini possono essere stornati, o con la invocazione o con il sacrificio. Invero, con preghiere e suppliche al Padre, noi possiamo intercedere per i nostri fratelli e coloro che amiamo, affinché Dio li salvi dalla morte spirituale e del fuoco eterno; o anche per abbreviare alle anime purganti, la loro permanenza nel luogo d’espiazione. Tutto questo, lo si osserva chiaramente, quando Pinocchio chiede a Mangiafoco di avere pietà per Arlecchino. Senza indugio Pinocchio asserisce di voler essere gettato lui stesso nel fuoco, al posto dell’amico. In questa sequenza narrativa, viene messo in luce cosa significhi essere veri portatori dell’amore: sacrificarsi per la salvezza del nostro prossimo. Questo spiega del perché Mangiafoco, commosso per le insistenze di Pinocchio, risparmia la vita di Arlecchino. Non è forse una delle leggi spirituali di base, quella di farsi vittime per la salvezza dei nostri cari? Non è forse quello che Gesù sulla Croce, ha fatto per tutti noi? E come non identificare nel terribile Mangiafoco, alcune persone che le vicissitudini della vita.. le esperienze familiari ecc. hanno reso il loro cuore simile alla pietra? Una durezza di cuore che trascina la persona ad abusare del prossimo, proprio come si fa con i burattini. E sovente accade che individui come Mangiafoco, posti di fronte a ciò che significa essere veramente liberi e senza fili.. si accorgono di essere anche loro annodati da un sottile filo.. quello della schiavitù al male. Per fortuna ogni tanto, con sofferenza e buona volontà, alcuni decidono di recidere questi lacci che li tengono lontani dalla reale libertà. In questo ambito possiamo considerare, come nel preciso momento in cui Mangiafoco libera Pinocchio.. in realtà libera se stesso. Allegoria evidente di come il perdonare eventi del passato, (che ci hanno incatenati e portati verso un indurimento interiore), ci possa rendere liberi dal divenire noi stessi dei carnefici. Nel campo della criminologia è stato infatti riscontrato, come spesso chi commette un crimine.. altro non è che una vittima, di abusi subiti nel passato. In parole povere, ecco che una persona stuprata, diventa a sua volta stupratore ecc. La fiaba ci avverte di questo rischio, e ci dà le chiavi per superarlo. Prima operazione necessaria, è quella di perdonare chi ci ha recato offesa, di qualunque cosa si tratti. Solo allora la Grazia santificante, ci darà la forza occorrente per liberarci dell’odio e dal rancore, che seminati nel nostro cuore.. ci possono rendere simili a chi ci ha fatto del male.

Mangiafoco regala cinque monete d’oro a Pinocchio:

La correlazione della fiaba con la realtà delle cose, è impressionante. La parabola che parla dei talenti dati dal padrone ai servi (in S. Matteo cap.25 vers.14), trova una chiara espressione in questo brano. Le monete che Dio ci dona sin dalla nascita, (come il tempo, la vita, l’intelletto, i sacramenti ecc.), alla fine dell’esistenza terrena, devono essere rese con gli interessi. Qui si evidenzia con estrema naturalezza, di come Mangiafoco (Dio), lascia agire liberamente Pinocchio nel gestire le monete (talenti), come meglio crede. Il concetto di libertà (libero arbitrio), è un aspetto molto importante, poiché dimostra la scelta che una persona decide di compiere con i doni avuti. E dal risultato delle scelte fatte, ne deriverà l’eventuale premio o castigo. Il numero cinque ci porta a non scordare le cinque piaghe di Gesù. Al riguardo, è per mezzo dei meriti acquisiti da Cristo, che i nostri talenti.. se usati nel bene, acquistano valore agli occhi di Dio. E l’esempio esaltante di questo discorso, lo si scorge quando contempliamo il gesto del ragazzo che nel vangelo, dona a Gesù cinque pani e due pesci, per la folla affamata. La moltiplicazione che ne consegue, è la dimostrazione di come il Signore desidera che i nostri talenti, con l’occhio della fede, siano riportati a Dio; il quale poi moltiplicherà e beneficherà con benedizioni e frutti.. tutti coloro che ne necessitano.

I due finti amici di Pinocchio: il Gatto e la Volpe:

Nella rappresentazione dei personaggi, l’uso che la fiaba fa delle metafore, è uno degli aspetti più interessanti di tutto il contesto narrativo. Prendiamo ad esempio il Gatto e la Volpe. La raffigurazione esteriore di ciò che essi sono, altro non è che una metafora della loro realtà interiore. Per cui, la loro anima distorta e malvagia, si proietta come per incanto, nell’esteriorità dei loro corpi. Satana non è forse chiamato nelle sacre scritture, come la “Bestia”? E come non credere che chi segue la Bestia, non possa diventare totalmente o in parte, un essere bestiale? L'allegoria che abbiamo del Gatto, ci ricorda che il felino è astuto, scaltro e ribelle. Mentre la Volpe è furba, e sempre in cerca di una preda. È curioso notare, che i due attributi più manifesti e lampanti dei due animali, vengono camuffati come due menomazioni: difatti la portentosa vista del Gatto, viene nascosta dalla finta cecità, mentre la destrezza della Volpe.. dal suo essere zoppa. Insomma il messaggio è chiaro.. l’immoralità e l’ingiustizia agiscono in maniera tale da far credere l’opposto, di quello che sono in realtà. La figura del gatto raffigura anche coloro che si auto-idolatrano, e che quindi non vanno né seguiti né imitati. Analizzando il Gatto e la Volpe da questo punto di vista, possiamo sottolineare con convinzione, come entrambi altro non bramano che servire i loro idoli, che altro non sono che il denaro e la gola. Sostanzialmente ambedue non fanno che idolatrare se stessi, ponendo il loro prossimo, a servizio dei loro "IO" egoistico e superbo. La fiaba ci mette in guardia ancora una volta, di come bisogna evitare queste persone.. proprio per non cadere nei loro loschi trabocchetti.

Il Gatto e la Volpe, suggeriscono a Pinocchio di sotterrare le monete:

L’eterna lotta tra il bene e il male, è un altro aspetto allegorico che la fiaba ci fa presente. Ognuno di noi nel corso della vita, deve decidere se compiere opere prettamente materialistiche, o adoperarsi in edificanti opere spirituali. La fiaba si allinea a ciò che dice il Vangelo: accumulate tesori in cielo, e non in terra. E invece cosa suggeriscono a Pinocchio, il Gatto e la Volpe? Prima di tutto di sotterrare le cinque monete. Non è forse.. quello che ci propongono il tentatore e tutti coloro che lo seguono? È puntualmente quello che avviene quando usiamo i doni avuti da Dio, per piaceri prettamente materiali e umani.. semplicemente non danno frutti di vita eterna. Il nostro mondo, la nostra società, le persone che conosciamo.. non ci esortano a compiere quello che il Gatto e la Volpe proferiscono a Pinocchio? Godi in questa vita, e fregatene di quello che ci sarà dopo la morte. Quello che ci propongono è questo: “Semina i talenti che hai nella terra (piaceri terreni), vedrai che daranno buoni frutti”. E così purtroppo, i talenti meravigliosi che abbiamo, come la vita.. il tempo.. la parola.. l’intelligenza ecc. vengono utilizzati per accumulare denaro, sfruttare il prossimo, acquisire più potere, mentire, fornicare e altro ancora. Insomma il nostro libero arbitrio, ci può portare in due direzioni diametralmente opposte.. a noi la scelta. In verità Pinocchio, inizialmente ha apertamente ascoltato e scelto di seguire il Gatto e la Volpe; facendosi ingannare dalle loro fittizie promesse. Ma qual è la spinta che ci porta a deporre sottoterra i talenti? Nel libro di S. Caterina (“Il Dialogo” pag.286), i talenti messi sottoterra, denotano un forte amor proprio. Quindi un falso amore esasperato per se stessi, è la causa principale di tutti i peccati che si commettono. Anche i figli che Dio dona ai genitori, sono dei talenti. E la fiaba ricorda ai genitori di educare ed insegnare ai figli le corrette norme morali e spirituali, con tutto quello che ne consegue. Il genitore dovrebbe insegnare ai figli ad amare, ad essere onesti, a perdonare, ad essere sinceri ecc. E se questo non avviene, ecco che il genitore mette “sottoterra” il talento affidatogli da Dio. Infatti senza una buona educazione spirituale e morale, è come indirizzare l’attenzione dei figli, su questioni prettamente caduche ed egoistiche. Esempio ricorrente, è l’avvistare come i genitori si preoccupino dei voti scolastici dei figli, mentre si curano poco o per niente, delle loro direttive etiche e spirituali. Al riguardo, non è forse egoismo e superbia, pretendere che il proprio figlio sia il più bravo e il migliore, nelle raffinate arti umane? “Mio figlio ha meritato dei voti fantastici!!”. E ancora.. “Mia figlia è un pozzo di scienza!!”. Qui osserviamo come il genitore, desidera vivere e bearsi di luce riflessa.. senza pensare che così facendo, mette il figlio nelle mani del nemico.. Molti genitori agiscono esattamente come Pinocchio, mettono i loro figli (talenti), nell’oscurità e nella solitudine di dottrine e compagnie vuote, se non a volte malvagie; sperando in una crescita miracolosa. Ma dove non c’è amore alle virtù.. al rispetto.. alla comprensione.. cosa si spera di raccogliere? La fiaba risponde al quesito.. presto verrà il nemico a portare via.. tutto ciò che abbiamo egoisticamente e superbamente lasciato nelle tenebre. Un altro aspetto importante della storia di Pinocchio, riguarda una delle virtù forse più difficili da portare avanti: l’obbedienza. Rammentiamoci che è stato proprio il trasgredire ai consigli paterni, che ha condotto Pinocchio ad incontrare il Gatto e la Volpe; dimostrazione inequivocabile di come le tentazioni, affiorano sempre più forti, là dove non ci si è sforzati, di seguire la via stretta.. ma autentica dell’amore. Il rifiuto di Pinocchio nel non voler andare a scuola, oltre che indice di disubbidienza, rappresenta un primo gradino verso le altre tribolazioni a venire. Anche nella vita di tutti i giorni, si può osservare e riscontrare come a volte un semplice deviamento da regole morali e spirituali, porta ad una repentina caduta verso peccati peggiori.

Pinocchio si avvia, con il Gatto e la Volpe.. all’Osteria:

Ecco come spesso si gettano via i talenti che possediamo: gozzovigliando nei godimenti terreni, insieme a coloro che sono servitori del nemico di Dio. Il Gatto e la Volpe usufruiscono del talento di Pinocchio, per mangiare e bere a volontà. Esempio classico di come si possano dissipare i doni avuti, per servire i sette vizi capitali, di cui uno in particolare, è espresso nella fiaba in maniera inequivocabile: la gola. Ovviamente il concetto di ingordigia, non è solo limitato all’aspetto puramente fisico dell’atto. Ma racchiude anche l’ingordigia di tutte le altre concupiscenze, come il sesso sfrenato, il potere, la vanagloria ecc. Un altro aspetto che fuoriesce da questi avvenimenti, è come a volte il nostro nemico si esprime attraverso coloro che seguono le sue direttive. Il tentatore non ci seduce solo con pensieri e riflessioni errate, ma si serve di persone che, consapevolmente o meno, hanno deciso di seguirlo. Ad esempio.. un ladro, altro non potrà consigliare al suo prossimo.. che rubare ecc.

Frasa

- L'Uomo e la Fiaba. Lo speciale