Biancaneve - L'Uomo e la Fiaba XI

Invidia e superbia, crescono nella Regina: Quello che avviene alla regina è semplice. Avendo rivolto la sua attenzione interiore a cose prettamente materiali, agogna con tutta se stessa, a ciò che la può portare verso questa direzione. Inoltre la fiaba ci fa notare che ognuno di noi, non può rimanere nella medesima condizione spirituale. Difatti..

di Flavia_Santi

L'Uomo e la Fiaba XI

Biancaneve e i Sette Nani - 02

Invidia e superbia, crescono nella Regina:

Quello che avviene alla regina è semplice. Avendo rivolto la sua attenzione interiore a cose prettamente materiali, agogna con tutta se stessa, a ciò che la può portare verso questa direzione. Inoltre la fiaba ci fa notare che ognuno di noi, non può rimanere nella medesima condizione spirituale. Difatti la nostra interiorità deve crescere, a prescindere dalla direzione che ha deciso di seguire. Il nostro libero arbitrio è come un timone, che dirige la nostra anima verso una linea ben precisa. In questo contesto possiamo asserire, che le nostre opere, sono dei frutti che possono essere buoni da mangiare oppure velenosi.. a seconda dell'albero (volontà) da cui pendono. La pianta buona, essendo innestata in Gesù, cresce nelle virtù. Mentre l’anima malvagia, essendo innestata nell’albero del male.. non può che crescere nelle concupiscenze. La Regina cattiva inoltre, simboleggia l’antico avversario dell’uomo.. Satana; che nel momento stesso in cui nasciamo, giura a se stesso di indurci a peccare per mezzo delle tentazioni. Il diavolo sa bene che il peccato implica un'allontananza dalla Grazia, e che inoltre porta con sé una terribile cecità spirituale. E come possiamo non pensare che le aggressioni fatte dal nostro eterno nemico, non siano rivolte contro l’anima, proprio nel periodo in cui le circostanze esterne ed interne dell’individuo, si fanno sentire con più insistenza? Prendiamo ad esempio il periodo della pubertà.. ecco affiorare il desiderio carnale verso l’altro sesso, il desiderio di possedere quello che gli altri hanno, denaro, potere, fama ecc. Insomma la tentazione spinge il nostro IO, a possedere tutte queste cose, in maniera spropositata. Si giunge pertanto ad una vera guerra spirituale, dove il bene e il male si fronteggiano.. per accaparrarsi l’unica cosa preziosa che abbiamo: l’anima.

La Regina ordina ad un cacciatore, di portare Biancaneve nella foresta, e di ucciderla. E di portargli il polmone e il fegato, come prova della sua morte:

In questo passo della fiaba, si avverte chiaramente come da un semplice pensiero, si passa poi all’azione vera e propria. Le persone che si conformano alla via del male e del peccato, non si limitano a disobbedire alle sante leggi del Signore; ma desiderano anche impedire al prossimo, di seguire la retta strada. Le armi usate possono essere molteplici, dalla persuasione alla calunnia. Si comincia così a cercare chi.. tra parenti, conoscenti ecc. possa accogliere le proprie direttive malvagie. Naturalmente per convincere gli "alleati" a perseguitare la vittima, si prendono come pretesti le calunnie, incomprensioni, gli odi e vendette. Voler prendere il polmone, raffigura il desiderio di impedire al prossimo di "respirare". In pratica si vuole togliere la cosa che fa più ripugnanza a chi segue il male: lo Spirito Santo. Al riguardo non è forse lo Spirito di Dio, simboleggiato spesso come un soffio o un dolce respiro? Mentre ghermire il fegato, raffigura il voler togliere la possibilità ad una persona di evolversi, e di avere una possibilità di scelta. Non è infatti il fegato colui che ha la capacità di metabolizzare i grassi e gli zuccheri? Tobia cap.6 vers.19: ''La notte stessa, bruciando il fegato del pesce, verrà messo in fuga il demonio''. In questo contesto si vede chiaramente come la regina simboleggia proprio il demonio, che vuole distruggere la parte di Biancaneve che è in grado di farlo fuggire: il fegato. Invero il nostro eterno nemico, vuole distruggere in noi, quella parte che permette di metabolizzare e trasformare la nostra parte materiale ed egoistica, in quella parte spirituale che è tanto necessaria alla salvezza della nostra anima. Ma andiamo avanti.. Il nostro "IO" egoistico e superbo, desidera allontanare il lato buono e altruistico insito in noi. La foresta raffigura l'inconscio, il lato più profondo e dimenticato della nostra psiche. Non è proprio nella foresta, che si trovano gli animali più feroci, come il lupo e il leone? Ed è esattamente la stessa cosa sul piano psicologico e spirituale; dove le paure, le colpe, e gli istinti più feroci.. si celano tra il fogliame della memoria inconscia. In sostanza il nostro IO, altro non vuole che cancellare, escludere ed annullare tutto ciò che può ricordargli la retta strada.. proprio perché è in netta contrapposizione a tutti quei piaceri materiali ed egoistici, che l'IO desidera ardentemente (desiderio della regina di essere più bella di tutti).

Il cacciatore obbedisce, ma quando giunge il momento di colpirla al cuore, si impietosisce al pianto di Biancaneve.. e non la uccide:

Qui vediamo come alla nostra mente, istigata dal demonio, Gesù appare come un crudele cacciatore.. che altro non vuole che punirci ed annientarci. Ma la fiaba ci fa intuire, che in realtà il nostro Salvatore non è affatto così. Possiamo osservare che nel momento della prova, il Signore non è quel "vendicatore" che il nostro eterno nemico ci continua a proferire. Gesù è il nostro Salvatore, e non farà altro che ascoltare le nostre suppliche, preghiere e sofferenze.. per aiutarci a salvare l'anima. Non scordiamo che Gesù è morto per noi, e ha preso su di sé i nostri peccati; tutto questo lo ha fatto per scostarci dalla via del peccato, e non per condannarci. Ma naturalmente al nostro avversario, fa gioco farci credere il contrario. Un altro aspetto che fuoriesce da questo passo della fiaba, ci fa comprendere che il nostro “IO” (cacciatore), viene messo di fronte ad un bivio: uccidere l'anima, o no? È a questo punto che la nostra mente superba ed egoista, si rende conto di non potere eliminare ciò che Dio stesso ha creato: l'anima. Quindi ricapitolando.. se il nostro IO superbo ed egoistico, prende il controllo dell'intera personalità, assolutamente vuole distruggere tutto ciò che si antepone alla conquista, di tutti quei vizi a cui agogna con bramosia. Per raggiungere questo scopo, l'IO cerca di distruggere l'anima; ma l'anima essendo eterna, non può essere uccisa (è meglio specificare che il peccato uccide l'anima alla Grazia, ma l'anima come entità spirituale non può essere distrutta). A questo punto l'IO, venendo a conoscenza che l'anima non può morire, altro non fa che anteporre per tutta la vita (sulla Terra), se stessa contro il bene (Biancaneve) che si trova nel proprio intimo. Ma non è tutto.. l'IO proietta questo odio verso l'esterno (il prossimo). Questa seconda fase, la si comprende più chiaramente andando avanti con la lettura della fiaba.

Il cacciatore sgozza un piccolo cinghiale; e porta alla Regina il fegato e i suoi polmoni:

Levitico cap.3 vers.4-5: <..i due reni col grasso che ricopre i fianchi, ed insieme ai reni la rete del fegato. Dato fuoco alle legna, faranno bruciare tutto ciò in olocausto sull'altare, come offerta d'odore soavissimo per il Signore>. Un tempo il fegato, veniva utilizzato come sacrificio al Signore, insieme ad altre parti del corpo di un animale. In questo contesto narrativo, possiamo quindi osservare come le persone che vivono nel peccato, altro non fanno che lodare Satana (sacrificio del polmone e fegato), invece di rendere gloria a Dio.

Sul far della sera, Biancaneve trova una casetta, ed entra per riposarsi:

La casetta rappresenta il cuore di Dio. Quando ci sentiamo stanchi, abbattuti, depressi, a causa dei nostri peccati.. dove possiamo andare, se non nel cuore di Gesù? Non dimentichiamo che Gesù ha aperto il suo cuore per farci entrare, pur sapendo che siamo peccatori. Questo brano della fiaba ci fa notare, come la misericordia di Dio, è grande e senza limiti. Dobbiamo solo con umiltà, chiedere perdono dei nostri peccati. Quante volte osserviamo persone che altro non pensano che a se stesse, e trattano gli altri con fare superiore ed arrogante? A volte ci si chiede dove hanno l’anima! Ecco che la fiaba ci da una risposta.. l’anima c’è ancora.. ma è relegata e nascosta nel profondo del cuore. Insomma l’anima (Biancaneve), cacciata dall'Io tiranno (Regina cattiva), si rifugia nel profondo del cuore (simboleggiato dalla casa). Un altro concetto interessante di questo brano, ci suggerisce che quando sappiamo di avere peccato o ci sentiamo deboli, è molto meglio cercare rifugio nelle sante leggi della Chiesa. Infine, non è all'interno della Chiesa, che si trovano i sette doni dello Spirito Santo e i sette sacramenti (sette nani)? La novella ci mostra come possiamo rafforzarci mediante i sacramenti, proprio per poter affrontare le insidie del mondo.. della carne.. e del nostro IO.

Biancaneve nella casetta, trova sette piattini, sette posate piccole ecc. Dopo mangiato va a riposarsi.. ma solo giunta al settimo letto, lo trova adatto a lei:

Dobbiamo chiedere al Signore di donarci i sette doni (sette piattini) dello Spirito Santo; solo così saremo certi di fare cosa gradita a Dio. E finalmente la nostra coscienza, troverà riposo. Non a caso il settimo dono (settimo lettino) dello Spirito Santo, è proprio il santo timore di Dio. Inoltre come scordare che il numero sette raffigura anche le sette virtù (le tre teologali e le quattro cardinali) più importanti? Inoltre possiamo dedurre da tutto questo, che la nostra anima troverà riposo e pace (Biancaneve che si addormenta su un lettino), solo quando cercherà di progredire nelle virtù. Insomma la fiaba è chiara e allo stesso tempo precisa; è solo nel timore di Dio, che si trova la vera pace e serenità interiore. A questo punto occorre mettere in evidenza come la pace di Biancaneve si contrappone alla furia e turbamento della regina cattiva. È tutto chiaro.. chi ricerca il Signore e la strada del bene, troverà pace e serenità. Mentre chi agisce male e con malizia.. altro non avrà che agitazione, inquietudine e ansia interiore.

I sette nani tornano dal lavoro, e si lamentano di ciò che gli manca sulla tavola.. poi si accorgono che Biancaneve dorme su un loro lettino:

Cosa manca sulla tavola? Semplice.. mancano i sacramenti che sono resi nulli, dalla persona che li prende senza fede ed amore. Ecco che allora le virtù non possono crescere e svilupparsi, proprio perché manca il vero desiderio e la buona volontà di ottenerle. In parole povere.. non illudiamoci che basta andare in Chiesa e prendere i sacramenti, per essere considerati veri cristiani. L'esempio di Giuda Iscariota nella sera del giovedì santo, dovrebbe farci riflettere. I sette nani ad una visione superficiale, sembrano solo dei semplici comprimari non poi così importanti per la storia. In realtà pur se appaiono brevemente, la loro importanza è fondamentale. Innanzitutto andiamo ad analizzare il loro lavoro. Cosa fanno i sette nani? Cercano tra le rocce, delle pietre preziose. Ma non è proprio quello che facciamo tutti quanti, nella nostra vita psichica e spirituale interiore? Con il piccone della sofferenza, scaviamo nella nostra anima le pietre preziose (oro) delle virtù. Non basta "credersi" cristiani, per esserlo veramente. Il vero cristiano deve armarsi dei sacramenti e delle virtù, per raggiungere l’agognata patria celeste. La fredda e dura roccia, non è altro che il nostro cuore pietrificato (detto anche "IO" egoistico), che fa fatica ad adeguarsi alle leggi divine. La buona volontà.. l’umiltà.. la perseveranza.. devono essere buone compagne di viaggio per tutti coloro che desiderano intraprendere il cammino verso la santità. Un lavoro costante.. duro.. continuo.. contro le forze del demonio.. del mondo.. e del nostro egoismo. Per cui i sette nani, sono una chiara allegoria delle tre virtù teologali, le quali unite alle quattro cardinali.. hanno bisogno di emergere fuori dal nostri "IO" egoistico. La fiaba esorta il lettore a non stancarsi di fronte a ciò che si contrappone alle virtù, poiché il premio finale è di immenso valore. Il numero sette lo possiamo trovare anche in: 4° Re cap.5 vers.9-15; dove si legge: ''Naaman dunque venne coi cavalli e coi carri e si fermò alla porta della casa di Eliseo; ed Eliseo gli mandò un messo a dirgli: «Va', lavati sette volte nel Giordano e la tua carne riacquisterà la sanità e tu sarai mondato''. Il possente regnante Naaman, rappresenta colui che all'inizio si rifiuta orgogliosamente di bagnarsi per sette volte nel giordano, e solo dopo aver fatto un atto di obbedienza ed umiltà.. riacquista la salute. Ecco che ancora una volta il numero sette ci ricorda le virtù che ognuno di noi deve portare avanti, proprio per cercare di sconfiggere il peccato (carne malata di Naaman). Per concludere possiamo aggiungere, che lo Spirito Santo (raffigurato dall'acqua del Giordano) ci dona i suoi doni e grazie.. solo dopo che abbiamo fatto un atto di umiltà ed obbedienza.

Al mattino, Biancaneve racconta ai nani, la sua triste storia:

Chi può capire le nostre sofferenze, e le nostre vicissitudini? Naturalmente lo Spirito Santo. E non è infine chiamato il Consolatore? Pertanto l'anima afflitta dalle prove della vita, trova in Dio non solo un padre e un maestro.. ma anche un amico. Rammentiamoci che Gesù non ha sofferto unicamente quando era sulla croce; le sofferenze del Salvatore sono state tante.. tra cui l'essere incompreso, perseguitato, calunniato ecc. Insomma la fiaba ci vuole rassicurare e ricordare che il Signore, non solo sa ascoltare.. ma sa anche capire le nostre sofferenze più profonde.

Frasa

- L'Uomo e la Fiaba. Lo speciale