Cenerentola - L'Uomo e la Fiaba XX
La fiaba inizia con una madre che sul letto di morte, dice alla sua unica figlia, che le sarà vicina; e di essere sempre docile e buona. Inoltre la madre aggiunge, che dal cielo Dio l’aiuterà: L’immagine che tutti noi abbiamo di Dio, è di un vecchio signore con barba bianca. Ma come dimenticare che Dio è Creatore? E la donna non è forse preposta a formare una nuova vita, nella maternità? Ecco che..
di Flavia_Santi
L'Uomo e la Fiaba XXCenerentola - 01
La fiaba inizia con una madre che sul letto di morte, dice alla sua unica figlia, che le sarà vicina; e di essere sempre docile e buona. Inoltre la madre aggiunge, che dal cielo Dio l’aiuterà:
L’immagine che tutti noi abbiamo di Dio, è di un vecchio signore con barba bianca. Ma come dimenticare che Dio è Creatore? E la donna non è forse preposta a formare una nuova vita, nella maternità? Ecco che allora il simbolismo della madre, che morente dice alla figlia come comportarsi, ci ricorda il nostro Dio creatore, proprio nel momento in cui crea un’anima e la riveste di un corpo umano. Il Signore prima di lasciare che l’anima arrivi su un corpo terreno, gli indica la strada da seguire: ''Ama il tuo Dio e il tuo prossimo, e chiedimi di aiutarti.. Io non ti abbandonerò''. Quindi la metafora della madre che muore, altro non simboleggia che l’esatto contrario.. Dio che dona la vita all’anima appena creata. La fiaba ci ricorda che finita la creazione dell’anima, inizia subito la prova della nostra esistenza.
Le sorellastre fanno dei dispetti a Cenerentola, umiliandola in mille modi:
La favola sostiene che l’anima, creata a somiglianza di Dio, deve imparare ad essere umile ed obbediente. E come si prova l’umiltà e l’obbedienza, se non con le prove? Invero, le virtù non si provano in un ambiente agiato e confortevole; ma in una situazione di contrarietà e disagio. E la croce non è formata solo da sofferenze fisiche, ma anche da prove morali e spirituali; proprio come le umiliazioni che Cenerentola subisce da parte delle sorellastre. Rammentiamoci che una delle opere di misericordia spirituale, si focalizza su di un punto molto importante, che consiste nel sopportare pazientemente le persone moleste (in questo caso le sorellastre e la matrigna). In questo brano, si nota come uno degli attributi di Cenerentola è l’umiltà, che si pone in netto contrasto con l’invidia e superbia della matrigna e delle sorellastre. La decisione di Cenerentola di accettare di servire la matrigna e le sorellastre, sembra metterla in uno stato d’inferiorità e sottomissione dovute alla debolezza del suo carattere.. ma ciò non è vero. Infatti tutto questo, ci dimostra la grande forza interiore che possiede la nostra eroina. Insomma, la scelta di Cenerentola di sottomettersi alle angherie dei suoi familiari, è un'azione dettata dal coraggio, ma soprattutto dall'amore. Non a caso è per amore verso la matrigna e le sorellastre, che non si ribella ai loro dispotismi, accettando tutte le umiliazioni. In questo modo mette in pratica un chiaro comandamento cristiano che dice “ama il prossimo tuo come te stesso”. Un amore totale e caritatevole, che non disdegna di venire offeso e vilipeso, pur di non mancare alla carità verso il prossimo. Chiaro riferimento verso ciò che Gesù ha proferito: amatevi come Io vi ho amato; cioè senza aspettarvi indietro amore da alcuno, men che meno da coloro che dovrebbero darci affetto per parentela o altro. Non è forse Gesù stato tradito e crocifisso proprio da coloro che dovevano rendergli amore e rispetto? Lo stesso accade per i suoi seguaci, o almeno quelli che seguono il cristianesimo con il cuore, e non solo con espressioni esteriori simili ad atti farisaici. Insomma Cenerentola ci dà una grande prova di virtù, come la carità.. la pazienza.. il perdono.. e non ultima, l’umiltà.
La iniziano a chiamare Cenerentola, perché è sempre sporca di cenere:
Questo nomignolo ci fa notare come la fiaba in realtà raffigura in maniera sorprendente, l’immagine del peccatore. Al riguardo, non è l’essere sporchi, indice di peccato? Invero, tutto il racconto narrativo, tratta del rapporto che il peccatore pentito (Cenerentola), ha con il Signore e con le altre creature. Ed è in questo contesto narrativo, che la fiaba ci fa comprendere come a volte sono proprio gli ultimi a divenire i migliori. Questo concetto lo si nota anche nel libro di Maria Valtorta "L'Evangelo come mi è stato rivelato" volume quinto cap.54: ''In verità vi dico che sono veri figli del Bene coloro che reietti dal mondo e spregiati, odiati, vilipesi, abbandonati come bastardi, reputati obbrobrio e morte, sanno superare i figli cresciuti nella casa ma ribelli alle leggi di essa. Non è essere d'Israele che dà diritto al cielo. Né è essere farisei, scribi o dottori che assicura la sorte. È avere buona volontà e venire generosamente alla dottrina di amore, farsi nuovi in essa, farsi per essa figli di Dio in spirito e verità. Voi tutti che udite, sappiate che molti che si credono sicuri in Israele saranno soppiantati da coloro che per essi sono pubblicani, meretrici, gentili, pagani e galeotti. Il regno dei cieli è di chi sa rinnovarsi accogliendo la Verità e l'Amore''. Cenerentola vince la sua battaglia spirituale, nel momento in cui non risponde con odio, ai modi bruschi e privi di carità delle sorellastre e della matrigna. Invero ad ogni attacco di cattiveria, la nostra eroina sembra "annullarsi" sempre più. Ma in realtà risalta dalla sua persona una grande forza interiore, che non trova sbocco in parole cattive e superbe, ma si esprime con virile e autentico desiderio di non mancare alla carità. Effettivamente si rifiuta di servire i vizi come l’ira, la superbia e l’intemperanza.
Il padre chiede alle tre figlie, cosa vogliono al suo ritorno dalla fiera. Una chiede dei bei vestiti, un’altra dei gioielli, infine Cenerentola chiede al padre che gli porti un rametto, che urta sul suo cappello nella via del ritorno:
Dio Padre, parla al nostro cuore.. e chiede cosa desideriamo. Le due sorellastre agognano doni terreni, mentre Cenerentola desidera una cosa all’apparenza insignificante, ma che ha un alto valore spirituale. Ma prima di andare avanti, soffermiamoci un attimo sul duplice significato che ha il coprirsi il capo. Difatti il simbolismo del capo coperto, differisce se è un uomo che porta un copricapo, o se è una donna. Tutti sappiamo che in Chiesa è meglio che la donna porti un velo, mentre l’uomo deve togliersi il cappello. Insomma, per la donna coprire il capo, è un atto di sottomissione; mentre per l’uomo, avere un cappello è un atto di comando. Questo lo si legge in 1° Corinti cap.11 vers.4-7: ''Qualunque uomo preghi o profetizzi avendo la testa coperta, disonora il suo capo; e qualunque donna preghi o profetizzi senza velo sulla testa, disonora il suo capo.. L'uomo no, non deve coprire di velo la testa, essendo immagine e gloria di Dio; e la donna è gloria dell'uomo''. Torniamo alla fiaba, e riflettiamo un attimo.. il rametto sfiora il cappello del padre di Cenerentola, facendolo cadere a terra. Il Signore (padre di Cenerentola), per mezzo di Gesù (simboleggiato dal ramo che si spezza), dona a Cenerentola il perdono per i peccati commessi. Questo è quello che Cenerentola (il peccatore pentito), chiede a Dio.. la remissione dei peccati compiuti nel passato. E il ramo che si spezza, non è che una metafora di come Gesù per mezzo della croce, si sia spezzato (morto), per darci la salvezza dell’anima. E il cappello che cade a terra, altro non è che la giustizia divina, che si "piega" di fronte al sacrificio di Gesù (in sostanza la misericordia divina, che vince sulla giustizia). Inoltre il ramo spezzato che viene successivamente impiantato su un altro terreno, rappresenta il Padre, che con amore e misericordia.. stacca il ramo malato dalla pianta iniqua, per poi impiantarlo in un terreno fertile e pieno di carità. L’esempio di S. Paolo è eloquente; anche lui è stato estirpato dalla "pianta" dei farisei persecutori, ed innestato nella "pianta" del cristianesimo. E come egli stesso ha scritto nellalettera ai romani cap.11 vers.16 che dice: <..se è santa la radice, santi sono anche i rami>.
Cenerentola pianta il ramoscello di nocciolo, sulla tomba della madre, con pianti e preghiere:
Questo brano riporta alla mente, anche quello che viene detto da Gesù nel Vangelo. L’anima nutrita dalla grazia dello Spirito Santo, cresce nell’amore.. proprio come il ramoscello della fiaba. Qui si nota come l’anima peccatrice ritorna al Padre, per mezzo della preghiera, dell’umiltà e del dolore. Ricordate la parabola (Luca cap.13 vers.18-19) del “granello di Senapa”? Era il più piccolo dei semi.. ma poi divenne una grande pianta. Cenerentola ha messo nel suo cuore (terra), il seme dell’amore. Un seme innaffiato dal dolore e dalle lacrime.. nutrito dalla fede e dalla speranza.. Cenerentola oltre a piangere, si affida alla preghiera.. ed ecco cosa si legge in Geremia cap.17 vers.7-8: ''Benedetto l’uomo che si affida al Signore e ripone in lui la sua confidenza! Egli sarà come un albero.. e non temerà quando viene caldo.. e nel tempo della siccità non starà in pena, né cesserà di far frutto''. Il passo biblico è talmente chiaro ed eloquente, che si commenta da solo..
Con il tempo il ramoscello diventa un albero:
Le virtù che all'inizio sono piccole come un ramoscello, con il tempo si rafforzano e diventano sempre più salde nel nostro cuore. Questo naturalmente avviene con l'aiuto dello Spirito Santo, in unione alla nostra buona volontà. S. Marco cap.11 vers.8: ''Molti stendevano le loro vesti sulla strada; ed altri tagliavano i ramoscelli dagli alberi, e li spargevano sulla strada''. Spargere i ramoscelli ai piedi di Gesù, simboleggia il voler dare a Dio la nostra vita, e lodarlo per le cose meravigliose che ci ha offerto. Cenerentola rappresenta l'immagine di tutti coloro, che umilmente asseriscono che Dio è nostro Padre e Signore. Genesi cap.8 vers.10: ''Aspettati poi altri sette giorni, di nuovo mandò fuori la colomba dall'arca. Ed essa tornò a lui sulla sera, portando in bocca un ramoscello d'olivo con verdi foglie. Comprese allora Noè che le acque erano scomparse di sulla terra''. In questo contesto si capisce subito che il ramoscello raffigura il perdono di Dio, nei confronti di tutti i peccati che abbiamo commesso. Infatti quando pecchiamo, non facciamo altro che fare "guerra" a Dio; ma quando ci pentiamo e desideriamo migliorarci, ecco che la pace dello Spirito Santo (raffigurata dalla colomba), torna a vivificare la nostra anima. Il ramoscello che porta la colomba, inoltre ci ricorda che è per i meriti di Gesù morto sulla croce, che siamo perdonati. Non dimentichiamo inoltre, che Gesù ha sparso il suo sangue nell'orto degli olivi (il ramoscello d'olivo).
Un uccellino si posa sull’albero, e dona a Cenerentola ciò che desidera:
Sentiamo cosa dice Gesù a Vassula nel messaggio del 13-11-87: ''L’amore è come un albero da frutto che prima fiorisce, poi dona il suo frutto. Ogni frutto è una virtù''. Ecco che nella fiaba, l'albero di Cenerentola è una pianta di nocciole. Per cui Cenerentola raffigura la persona la quale, nonostante abbia nella vita commesso molti errori, può ritornare a Dio mediante la pratica delle virtù. In Daniele cap.4 vers.9 in poi, si parla del sogno fatto da Nabucodonosor e successivamente spiegato dal profeta Daniele. Si capisce come nel sogno, l’enorme albero, altro non descrive che la potenza del regno di Nabucodonosor; e gli uccellini altro non simboleggiano che il popolo, che da lui si aspettava rifugio e protezione. Ora, venendo a mancare nel regnante, l’umiltà e l’onore dato a Dio per questo enorme dono, Nabucodonosor fece la triste esperienza di perdere tutto quello che possedeva, fino a che non avesse capito che tutto viene da Dio, non per merito.. ma per Grazia. Un’esperienza che permise al regnante, di acquisire una virtù molto bella come quella dell’umiltà, e del riconoscimento della grandezza e amore che Dio ha per le sue creature. Il rapporto che intercorre tra questo brano biblico e la nostra fiaba è questo: Cenerentola accoglie i benefici dati dall’albero con umiltà e riconoscimento, e questo lo si vede proprio quando la fanciulla prega sotto l’albero; inoltre dopo che ha indossato il bellissimo abito, non si insuperbisce.. ma torna ad indossare gli abiti sconci della sguattera. Invero il vero credente e amante del Signore, si deve proprio comportare così. Non scordiamo pertanto che ogni dono che si ha avuto, serve per beneficare il prossimo (uccellini sopra i rami nel sogno di Nabucodonosor), e se non si agisce così.. si rischia di cadere nell’amor proprio. Inoltre l'abito che gli uccellini donano a Cenerentola, altro non raffigura che la veste della Grazia con i sette doni dello Spirito Santo. Invero solo mediante la Grazia santificante, ci possiamo presentare a Gesù (principe). S. Giovanni cap.15 vers.1-7: ''Se rimanete in me e le mie parole rimarranno in voi, domanderete quel che vorrete e vi sarà accordato''. Questo brano evangelico parla da solo; Cenerentola rappresenta tutti coloro che nella loro vita, vivono con i fatti.. le parole del vangelo. La fiaba ci ammonisce.. asserendo che non basta ascoltare la parola del Signore per poi non metterla in pratica durante la nostra "ora" terrena. Il vero credente e amante di Dio, cerca di seguire le orme del Maestro Gesù.. studiandosi di essere umile, caritatevole e di seguire i santi comandamenti che Mosè ha consegnato a tutti.
Frasa
- L'Uomo e la Fiaba. Lo speciale

