Rosaspina - L'Uomo e la Fiaba XXIV

Un Re e una Regina desiderano tanto un bambino, ma non arrivava mai. Un giorno mentre la Regina fa il bagno, un gambero le dice che avrà una bambina: Quando il nostro pensiero razionale, ci dice che una determinata cosa o fatto, non può succedere; oppure quando non crediamo a qualcosa che va contro le normali leggi umane.. ecco che arriva la risposta del Signore. Cosa è impossibile a Dio? Quindi la stranezza del gambero che va controcorrente, è la stessa che deve avere..

di Flavia_Santi

L'Uomo e la Fiaba XXIV

Rosaspina - 01

Un Re e una Regina desiderano tanto un bambino, ma non arrivava mai. Un giorno mentre la Regina fa il bagno, un gambero le dice che avrà una bambina:

Il gambero è uno strano animale.. la sua anomalia risiede nel camminare all'indietro. È in questa ottica che la metafora segue il suo corso. Quando il nostro pensiero razionale, ci dice che una determinata cosa o fatto, non può succedere; oppure quando non crediamo a qualcosa che va contro le normali leggi umane.. ecco che arriva la risposta del Signore. Cosa è impossibile a Dio? Quindi la stranezza del gambero che va controcorrente, è la stessa che deve avere il vero cristiano. Non importa cosa dicono le leggi razionali e deleterie del mondo. Non ci dobbiamo dimenticare che Dio è Onnipotente.

Il Re, dalla contentezza che è nata una bambina, fa una festa. Alla festa invita anche le fate. Ma siccome il Re ha solo dodici piatti d’oro, non invita la tredicesima fata:

Osserviamo ciò che si legge in S. Marco cap.14 vers.18-20: ''E mentre erano a tavola e mangiavano, esclamò: "In verità vi dico che uno di voi che mangia con me mi tradirà". Essi cominciarono a contristarsi e domandargli un dopo l'altro: "Sono forse io?". Ma egli rispose loro: «Uno dei Dodici, che mette con me la mano nel piatto''. E in S. Matteo cap.26 vers.23: ''Egli rispose: "Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quegli mi tradirà''. Ne consegue che al banchetto regale, simbolo del paradiso.. non ci entrerà chi ha tradito il Signore, rimanendo caparbiamente impenitente. Inoltre, non dimentichiamo che Giuda, dopo il tradimento, fu sostituito da un altro apostolo. Giuda così, viene ad essere il tredicesimo apostolo (tredicesima fata), cioè colui che non farà parte del banchetto celeste. Un altro aspetto simbolico della festa, è sicuramente il pranzo Eucaristico. Vediamo cosa si legge in S. Giovanni cap.13 vers.2: ''Terminata la cena, avendo già il diavolo messo in cuore a Giuda, figliolo di Simone Iscariota, di tradirlo..''. Rammentiamoci che l'Eucaristia è stata introdotta proprio alla presenza dei dodici Apostoli, e uno di loro.. ha ricevuto la santa Eucaristia in peccato mortale. La fiaba ci ricorda, che per ricevere santamente l'Eucaristia, non bisogna essere in peccato mortale.. altrimenti non apriamo la porta del cuore a Dio, ma a Satana. Un altro senso della favola, evidenzia come il cibo Eucaristico sia di vitale importanza, per tutti coloro che vogliono e desiderano seguire le orme di Gesù. L'Eucaristia ci da la forza e la costanza necessaria per respingere le tentazioni, inoltre ci aiuta a combattere le nostre debolezze e concupiscenze.

Quando undici delle dodici fate, hanno dato dei doni alla bimba.. arriva la tredicesima fata, quella che non è stata invitata:

Anche qui si ripresenta la connessione tra il dodicesimo apostolo Giuda, che viene poi sostituito da un altro apostolo. Ma non solo.. Il "tredicesimo" altri non è che il nostro eterno nemico: satana; il quale altro non fa che aggiungere a ciò che è perfetto.. l'imperfetto. Invero, il diavolo aspira ad allontanarci dalla legge di amore e rispetto verso il prossimo.. e per ottenere tutto questo, si avvale di leggi morali e umane, che spesso si mettono in netta contrapposizione alla sante leggi che il Signore ci ha elargito (vedi accettazione dell'aborto, divorzio ecc.). Il numero tredici, lo possiamo trovare anche in Ester cap.3 vers.13: ''Furono poi mandate per mezzo dei corrieri reali in tutte le province, acciò tutti i Giudei, dai fanciulli ai vecchi, donne e bambini, in uno stesso giorno, cioè ai tredici del mese dodicesimo chiamato Adar, fossero uccisi e sterminati, e depredati i loro beni''. Come si può osservare, anche qui si ricorre al numero tredici per evidenziare coloro che uccidono e si ribellano alle leggi di Dio. Insomma, la fata non invitata.. raffigura tutti coloro che sono stati estromessi dal regno di Dio; proprio per avere seguito, con il proprio libero arbitrio.. il nostro eterno nemico: Satana.

La tredicesima fata vuole vendicarsi, per non essere stata invitata. E dice che a quindici anni la principessa si pungerà con un fuso, e che cadrà morta:

Sapienza cap.2 vers.23: ''Dio invero creò l'uomo per l'immortalità, e lo fece ad immagine della sua propria natura. Ma per invidia del diavolo entrò la morte nel mondo, e l'assaggeranno quei che a lui appartengono!''. Qui viene svelata una delle ragioni per cui coloro che amano Dio, vengono perseguitati. Satana e i suoi accoliti (tredicesima fata), sapendo che non possono entrare a far parte del regno celeste.. con tutte le loro forze, cercano di farci peccare (pungersi con il fuso).

La dodicesima fata, non può annullare la maledizione, ma solo attenuarla.. asserendo che la principessa non muore, ma solo che cadrà in un sonno profondo per cento anni:

Tutto questo ci testimonia chiaramente come colui che ha sostituito il traditore, cerca di riparare al male fatto dal suo predecessore. La fiaba ci suggerisce che noi tutti siamo preposti a colmare, con le nostre azioni e preghiere, le "mancanze" di coloro che si rifiutano di seguire le leggi divine. S. Marco cap.14 vers.40: ''E ritornato, li trovò un'altra volta addormentati, perché cadevano dal sonno e non sapevano che rispondergli''. Il sonno rappresenta il cadere nella tentazione e nel peccato. Ma per fortuna Gesù con la sua morte e resurrezione, ha fatto in modo che noi non ci danniamo per i peccati commessi (come desidera la tredicesima fata). Insomma, mediante il sacramento della confessione, il Signore ristabilisce quella purezza interiore che ci permette di tornare in "Grazia". Isaia cap.65 vers.20: <..e il peccatore a cento anni sarà maledetto>. Ecclesiastico cap.18 vers.8: ''Il numero dei giorni dell'uomo, a dir molto, è di cento anni: come una goccia d'acqua del mare e un granello d'arena, così pochi sono gli anni nel giorno dell'eternità!''. Qui possiamo osservare come i cento anni della fiaba, corrispondono all’intero arco della nostra vita terrena. La novella ci rammenta che dobbiamo comprendere che la nostra esistenza, può essere vissuta come un'espiazione dei peccati che commettiamo.. però, solo se non disperiamo e accettiamo le sofferenze con umiltà. Il Signore comprende che nonostante i nostri tentativi di seguire la retta strada, spesso ricadiamo negli stessi errori. Tutto questo non significa che dobbiamo arrenderci.. ma piuttosto che dobbiamo sperare nell'infinita misericordia di Dio; il quale ci sosterrà nelle difficoltà, e ci assolverà dai nostri peccati, se con umiltà gli chiediamo perdono.

Il Re ordina che tutti i fusi, devono essere bruciati:

In questo contesto narrativo, si comprende subito che il Re, altro non è che Dio Padre.. il quale cerca in tutti i modi di farci capire che cosa sia il peccato (fuso), e sul come evitarlo. La sua parola è simboleggiata dal fuoco, che ci rammenta come non peccare: seguire i suoi santi comandamenti.

Quando Rosaspina ha quindici anni, rimane sola nel castello, e finisce in una torre:

Un aspetto che fuoriesce da questi eventi, ci riporta alla Torre di Babele. Ma leggiamo Genesi cap.11 vers.3-4: ''E si dissero l'un l'altro: "Su via, facciamoci una città, ed una torre la cui cima arrivi al cielo, e rendiamo famoso il nostro nome, prima di dividerci per tutta la terra: La torre di Babele''. Rosaspina è la metafora di coloro che avanzano verso il peccato, con pensieri e opinioni piene di orgoglio (torre). È interessante notare come la bella addormentata, si trova da sola quando decide di raggiungere la torre del castello. Tutto questo ci porta a riflettere su un fatto molto interessante: se restiamo soli con il nostro “IO” egoistico, non possiamo far altro che allontanarci dalla santa sapienza di Dio.. con la conseguente perdita dell'umiltà. Leggiamo anche cosa viene detto in 1° Maccabei cap.1 vers.57: ''Ai quindici del mese Casleu dell'anno centoquarantacinque, il re Antioco fece porre sull'altare di Dio l'abominevole idolo di desolazione; e per tutte le città di Giuda all'intorno furono alzati altari''. Questo è ciò che simboleggia il numero quindici della fiaba: l'idolatria. Ecco qual è la speranza di Satana e dei suoi accoliti.. farci cadere nel peccato dell'idolatria. Riflettiamo un attimo.. adorare il denaro, il nostro IO, il sesso, il gioco d'azzardo, i piaceri terreni dalle innumerevoli forme.. non sono forse un atto di idolatria?

Apre la porta con la chiave, e si trova in una stanzetta.. dove c’è una vecchietta che fila del lino:

Levitico cap.5 vers.10: ''Il sacerdote indosserà la tunica ed i calzari di lino..''. Come espresso in questo brano biblico, il lino è un tessuto utilizzato per vestire i sacerdoti. Se uniamo la metafora della torre insieme a quella del lino, possiamo capire come in questo contesto Rosaspina rappresenta tutti coloro che vogliono raggiungere "orgogliosamente" Dio. Infatti non sempre aneliamo seguire il Signore per amore, ma spesso lo vogliamo raggiungere per divenire come Lui. Invero il voler essere sempre superiori agli altri.. invidiare le virtù e le Grazie del nostro prossimo.. la cupidigia.. Il rifiutare le verità rivelate.. il continuo criticare e giudicare il nostro prossimo.. l'egoismo ecc. non sono altro che dei modi impliciti, per dire a noi stessi e a Dio: voglio essere come.. e più di Te!

Rosaspina vuole provare il fuso.. e si punge. Cade a terra in un sonno profondo:

Questo è quello che avviene, quando con imprudenza ci avviciniamo al peccato.. ne rimaniamo colpiti (punti), fino a perdere la "Grazia"; e cadiamo così nella cecità spirituale.. rappresentata dalla fiaba dall'addormentamento. Il concetto si ripete ogni volta che commettiamo un peccato.. insomma altro non facciamo che allontanare da noi lo Spirito Santo; unico elargitore di luce spirituale. Ed è per questo, che la nostra anima si addormenta.. invero rimane priva dei sette doni, elargiti con amore dallo Spirito Consolatore. È alquanto interessante notare come la metafora del cadere per terra, sostanzialmente corrisponde alla caduta da una situazione spirituale.. ad una prettamente materiale. È proprio così che la nostra visuale interiore rimane ancorata ai piaceri terreni.. dimenticandosi (addormentandosi) a tutto ciò che si avvicina al mondo celeste. I desideri che i genitori della piccola Rosaspina hanno verso di lei, sono gli stessi desideri che tutte le mamme hanno verso i loro figli: e cioè crescere nelle virtù e nella bontà. Ma poi si sa, che con il passare del tempo.. giungono numerose difficoltà, le quali divengono un ostacolo alla crescita morale e spirituale di una persona. Al riguardo non è un caso che proprio a quindici anni, Rosaspina viene punta dal fuso. Non è forse questa l’età della prima giovinezza, dove le tentazioni del senso, iniziano ad affiorare? Ne consegue che molte persone, attratte dai piaceri che affiorano da certe esperienze, dimenticano di seguire le virtù e le dolci leggi divine. Ed è proprio allora che si viene "punti" dal peccato, e ci si addormenta.. proprio perché si è temporaneamente persa la Grazia. E non solo; infatti quando una persona dorme, non può nemmeno utilizzare i doni e virtù che le sono state date sin dalla nascita. Proprio perché con la perdita della grazia, si affievoliscono tutte le virtù. Proverbi cap.31 vers.19: ''La donna virtuosa: pone mano a lavori utili, e le sue dita strinsero il fuso''. Qui possiamo osservare come chi lavora al fuso è virtuoso.. ma coloro che si pungono? Ecco che il racconto narrativo ci ricorda che le virtù non vengono su da sole, ma che bisogna impegnarsi seriamente per conquistarle. Il Signore ci dà i suoi doni (filo), ma noi dobbiamo con la nostra buona volontà.. sforzarci di essere migliori.

Frasa

- L'Uomo e la Fiaba. Lo speciale