Rosaspina - L'Uomo e la Fiaba XXV
Dopodiché tutti nel castello, dagli animali alle persone, cadono in un sonno profondo: Il racconto narrativo è molto eloquente.. il peccato, allontanando lo Spirito Santo dall'anima, fa addormentare tutte le virtù e i buoni propositi che si erano coltivati nel tempo. Come non può essere così? Noi con il nostro libero arbitrio, possiamo aderire alle sante leggi di Dio.. ma se le rifiutiamo..
di Flavia_Santi
L'Uomo e la Fiaba XXVRosaspina - 02
Dopodiché tutti nel castello, dagli animali alle persone, cadono in un sonno profondo:
Il racconto narrativo è molto eloquente.. il peccato, allontanando lo Spirito Santo dall'anima, fa addormentare tutte le virtù e i buoni propositi che si erano coltivati nel tempo. Come non può essere così? Noi con il nostro libero arbitrio, possiamo aderire alle sante leggi di Dio.. ma se le rifiutiamo, automaticamente ci ribelliamo a Dio.. allontanandolo da noi. E non avendo più il Signore con noi, altro non possiamo fare che addentrarci nella notte oscura del peccato. Il racconto narrativo mette in rilievo e avvisa il lettore, di come il peccato possa rendere l’anima addormentata alla Grazia. Pertanto la persona che vive nelle concupiscenze e nei vizi, è come se si addormenta di fronte alle verità che la circondano. Ne consegue che non si è più in grado di cogliere le sfumature e le percezioni del prossimo, per quello che realmente rappresentano. La perdita della Grazia rende così l’individuo "dormiente" nell’assecondare le virtù e i buoni consigli. Le parole del Magnificat dette da Maria Santissima, sono strettamente correlate a questo principio di cecità spirituale: "Dio ha innalzato gli umili, e ha disperso i superbi nei pensieri del proprio cuore". E l’addormentarsi alla Grazia diventa così una perdita temporanea, della realtà spirituale che ci circonda. Non è sbagliato neanche asserire, che il dormire simboleggia la tiepidezza nel rispondere con prontezza e fede, agli insegnamenti del Vangelo.
Negli anni seguenti, in tutto il castello, cresce una folte siepe di spine, che lo ricopre completamente:
Il significato delle spine, lo possiamo osservare nel libro di S. Caterina da Siena “Il Dialogo” pag.242: Spine: peccati. Anche in Osea cap.2 vers.4-6: ''E dei suoi figli non avrò pietà, perché sono figli di prostituzione… Per questo, eccomi qua io ad assieparti la via di spine. Sì, le chiuderò i passi con una barriera e non troverà più i suoi sentieri''. Ed infine in Proverbi cap.15 vers.19: ''La via del pigro è come una siepe di spine, e il cammino dei buoni è senza inciampi''. Il castello in questo contesto, simboleggia la nostra anima, purtroppo ricoperta da numerosi peccati (spine). Ecco cosa ci vuol rammentare la fiaba.. che i peccati sono l'enorme siepe di spine, che divide la nostra anima (Rosaspina) dal nostro Salvatore Gesù (Principe). Un altro aspetto che fuoriesce da questi eventi, ci ricorda come il peccato crei una barriera tra il nostro IO cosciente e l'anima raffigurata da Rosaspina. Insomma il peccato ci allontana da Dio e da noi stessi. Questo allontanamento lo possiamo osservare quando le azioni peccaminose che compiamo, non ci risultano per niente gravi. Siamo diventati come dei ciechi che non sanno più distinguere il bene dal male. Questo avviene proprio perché più avanza il peccato (spine), più si allontana da noi la Grazia santificante. Invero i doni dello Spirito Santo si affievoliscono e rimaniamo soli con noi stessi con le nostre idee razionalistiche ed edonistiche; le quali tutto sono.. tranne che verità.
Nel corso degli anni, qualche principe tenta di inoltrarsi nella siepe di spine, ma o non riesce ad oltrepassarla.. o viene ucciso:
Proverbi cap.24 vers.30-34: ''Sono passato per il campo del pigro e per la vigna dell'insensato, ed ecco tutto era pieno d'ortiche le spine avevano ricoperto la superficie la chiusa di pietre era crollata. Com'ebbi visto, vi posi mente da tale esempio presi lezione. E dissi: Un poco dormirai, un poco sonnecchierai, un po' starai colle mani in mano per riposarti. E ti sopraggiungerà, come corridore, la povertà e la miseria, come una staffetta''. In questa sequenza narrativa, la pigrizia a cui si fa riferimento, è una pigrizia spirituale. Il regno di Dio non si conquista con le parole, ma con i fatti. Saranno pertanto le opere compiute, che ci daranno testimonianza davanti al Padre. I vari Principi che cercano di oltrepassare l'enorme siepe di spine, sono coloro che affrontano le prove della vita, senza l'aiuto e la forza che viene dallo Spirito Santo. Come dice San Paolo, tutti dobbiamo prendere la corazza spirituale per poter fronteggiare le insidie della vita. Ma tutti quelli che procedono senza questa armatura.. altro non possono fare che cadere nell'errore e nel peccato. In questo contesto narrativo, il castello rappresenta il regno celeste che si vuole raggiungere, e Rosaspina diviene il simbolo di un'anima da risvegliare.. risvegliare da cosa..? Dal peccato, naturalmente. Isaia cap.34 vers.13: ''Castigo sulle Nazioni: Nei suoi palazzi nasceranno le spine nelle sue fortezze le ortiche e i rovi; sarà il covo dei dragoni e il pascolo degli struzzi''. S. Luca cap.8 vers.14: <..semente caduta tra le spine, sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma poi a poco a poco si lasciano soffocare dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita e non arrivano a maturità>. Ancora una volta il racconto narrativo ci ricorda che i nostri peccati e la nostra idolatria verso le cose terrene, formano un muro di spine, che ci tiene lontani da Dio. Non dimentichiamo che i vari principi rappresentano anche i numerosi tentativi che il nostro IO opera, per ritornare in Grazia (cercare di andare da Rosaspina). Ma come abbiamo visto sono tutti falliti. Perché? Semplice.. non abbiamo chiesto aiuto a Dio. Invero senza l'aiuto del Signore cosa possiamo fare?
Molti anni dopo, ad un giovane principe.. un vecchio racconta di Rosaspina:
Come può Dio Padre dimenticarsi di un'anima? Gesù è la risposta. Infatti Gesù è venuto sulla Terra per seguire quello che Dio Padre gli ha consigliato di fare: salvare le anime. Il sacrificio di Gesù, ci ha donato la speranza di poter un giorno riabbracciare il Padre. Il vecchio raffigura anche Dio padre, che porta il nostro IO interiore (principe) a capire l'importanza della salvezza della propria anima (Rosaspina). In parole povere il Signore tenta di avvisarci del perché se si perde la Grazia, si può finire con il perdere l'anima. Inoltre Dio ci suggerisce e ci fa comprendere, come la nostra anima ha un grande valore. Proprio perché è costata al nostro Gesù sofferenza e morte.. e il Signore amandoci, desidera per noi la salvezza. E per raggiungere questa consapevolezza, il Signore ci parla nel profondo del cuore.. avvisandoci dei pericoli che possiamo incontrare, se perseguiamo con tenacia e pertinacia la via del male e del peccato.
Il principe dice che non ha timore, e che vuole raggiungere Rosaspina. Il vecchio cerca di dissuaderlo.. ma il principe non gli da retta:
In questo brano della fiaba, si nota chiaramente la volontà e il desiderio del Signore, di salvare la nostra anima. Ma non è tutto.. il principe in questo contesto raffigura il nostro IO, che desidera risvegliare la nostra anima assopita nei meandri dell'apatia e del peccato. Insomma quando una persona si converte, cercherà con tutte le forze di ritrovare la propria anima che è morta (addormentata) alla Grazia. Invero quando pecchiamo non uccidiamo la Grazia santificante? Il Signore ci perdona ma desidera che ci impegniamo con la buona volontà nel voler divenire migliori.
Il giorno che il principe decide di intraprendere quest’impresa, sono trascorsi cento anni:
Leggiamo insieme S. Matteo cap.18 vers.12: ''Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di esse si smarrisce, non lascia egli sul monte le novantanove per andare in cerca di quella che si era smarrita?''. Questa parabola viene assimilata perfettamente nel contesto della fiaba. L'uomo che cerca la pecora perduta, è il principe (Gesù), che ricerca Rosaspina (il peccatore).
Quando si avvicina al roveto, il principe non vede altro che fiori che si scostano al suo passaggio:
Quando ci presentiamo al Signore, ecco che tutte le nostre buone opere e virtù (fiori), vengono considerate e valutate. Inoltre tutte le sofferenze (spine) che ci hanno tormentato nel corso della vita, si trasformeranno in fiori eterni di gloria. Non basta chiedere perdono al Signore e poi impoltronire.. ma si deve cercare con tutte le proprie forze di risvegliare le virtù (fiori), che per tanto tempo sono rimaste addormentate. Ecco che il nostro IO decisionale, deve impegnarsi con forza e decisione usando del proprio libero arbitrio, esattamente come un timone che ricerca la via giusta.
Dopo un lungo cammino nei meandri nel castello, il Principe trova la stanzetta dove dorme Rosaspina:
Il buon pastore cerca la pecorella smarrita nei meandri della nostra anima; e ritrovatala cerca di portarla con sé. La novella ci fa osservare come siano d'intralcio ai piani di Dio, tutti i nostri pensieri razionalistici (simboleggiati dei numerosi meandri del castello). Non è forse così? Lo spirito del razionalismo non ci allontana dalle verità eterne? E che fatica deve fare lo Spirito Santo, nel cercare la nostra anima.. e a riportarla sulla strada della verità.
Il principe bacia Rosaspina, la quale si sveglia sorridente:
Leggiamo insieme quello che dice S. Giovanni cap.11 vers.11-14: ''Egli parlò così, poi soggiunse: "Il nostro amico Lazzaro dorme, ma vado a svegliarlo''. Allora i suoi discepoli dissero: "Signore, se dorme, guarirà". Ora Gesù aveva parlato della morte di lui, mentre essi avevano creduto che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: Lazzaro è morto''. Si comprende chiaramente come nel Vangelo il dormire e il morire, spesso simboleggiano la morte spirituale. In questo contesto Rosaspina raffigura l'anima che muore, poiché è in peccato mortale.. ma il principe (Gesù), la riporta in vita mediante la Grazia (bacio). E basta far riaffiorare alla memoria la parabola delle vergini sagge e quelle stolte, per capire esattamente il senso dell’intero racconto narrativo. Non bisogna forse prepararsi all’arrivo dello sposo, con le lampade colme di olio? In sostanza l’anima deve essere accorta nel rispettare la carità, l’umiltà e le altre virtù e comandamenti, per evitare di rimanere chiusa fuori dalla porta della casa (cuore), dello sposo. Il racconto narrativo ci avvisa di non desistere dal combattere la buona battaglia, che comprende l’acquisizione delle virtù e la fuga dal peccato. E nello stesso tempo, il racconto ravviva la speranza nel non demoralizzarsi se si è caduti nel peccato; poiché per mezzo del sacramento della confessione, ci si può risvegliare dal torpore spirituale.
Scendono insieme dalla torre, e vedono che tutti si stanno svegliando:
Una delle interpretazioni di questo brano, mette in evidenza che se vogliamo avere Dio come amico e padre, dobbiamo essere umili e scendere dalla terribile torre, fatta di tanti piccoli atti.. pieni di superbia ed egoismo. Insomma il Signore ci fa scendere dalla torre dell'orgoglio, che abbiamo costruito nel nostro intimo. Inoltre, le virtù e i nostri atti d'amore, acquistano importanza e merito, solo se siamo accompagnati da Gesù (principe). Offrire a Gesù ogni sofferenza o atto d'amore compiuto verso il prossimo, ci porta a far rinascere quelle virtù e quell'amore interiore, che solo Dio ci può dare.
Tutti si svegliano, dagli uomini agli animali e anche il fuoco del camino:
Quando abbiamo con noi il Signore, le virtù riprendono vigore (uomini e animali che si svegliano), ma non è tutto.. il fuoco del camino, è una chiara metafora del fuoco d'amore, che si riaccende nel cuore. In questo contesto il fuoco simboleggia lo Spirito Santo, che ritorna ad ardere ed infondere nel cuore.. il suo amore. E l'anima che era addormentata e morta, poiché era senza amore.. si ritrova adesso ripiena di pace.
Si celebrano le nozze:
Leggiamo cosa dice Gesù, nel terzo volume degli scritti di Maria Valtorta "L'Evangelo come mi è stato rivelato" a pag. 194-195: ''..ogni anima è una vergine sposata all'Eterno Amatore, a Dio Signor nostro''. E ancora ''L'ora della morte, è l'ora delle nozze compiute..''. Le nozze altro non sono, che il simbolo di quello che attende l'anima dopo la morte del corpo; ossia il raggiungimento di Colui che ci ha creato e portato a salvezza: Dio.
Frasa
- L'Uomo e la Fiaba. Lo speciale

