Frasa o dell'immaginario mistico
Flavia Santi alias Frasa è da due anni uno dei nomi di punta di Komix.it. Le sue interpretazioni mistico-analitiche dell'immaginario collettivo, che periodicamente vanno ad accrescere le rubriche La psicologia degli eroi, L'uomo e la fiaba e PsyKomix, sono qualcosa di unico nel panorama della critica culturale. Per festeggiare degnamente il suo centesimo articolo, e soprattutto il suo primo libro di saggistica, abbiamo deciso di dedicargli questo speciale di approfondimento.
di MassimilianoClemente
Dietro lo pseudonimo di Frasa si nasconde un'eclettica scrittrice di Milano: Flavia Santi. Diplomata come Assistente di comunità infantile, ha frequentato, successivamente, la facoltà di Psicologia dell'Università di Torino.L'unico riferimento riconducibile al suo nome de plume è quello
di un chierico e predicatore milanese, Pietro Frasa (1678-1711), che progettò,
rifinì e dipinse diversi crocifissi. Uno di questi, conservato a Foggia
nella Cappella del Crocifisso, nel 1933, Anno Santo straordinario, venne portato
in processione e avvenne uno strano fenomeno: durante la predica, si videro
sgorgare dalla mano sinistra del crocifisso, vicino al chiodo, delle scintille.
Ci piace pensare siano, forse, le stesse che hanno spinto Flavia a esplorare
i variegati mondi della letteratura, del fumetto, del cinema e della poesia,
alla ricerca del significato ultimo delle cose.
Sin dall'infanzia ha esplicato la sua fervida immaginazione componendo
favole; nel corso del tempo, si è dilettata a scrivere versi poetici,
portando a compimento una raccolta di poesie intitolata Nere nella notte
splenderanno; ha scritto testi per alcune canzoni, collaborando con
Alberto Radius.
Come scrittrice di fumetti ha frequentato il corso di sceneggiatura,
della Scuola del Fumetto di Milano, dove, tra l'altro, è stata la co-creatrice
e sceneggiatrice della miniserie fantascientifica Y-Prikon.
Ha realizzato anche la serie fantasy Key
Free-Doom.

Tavole tratte da Y-Prikon
Recentemente, Frasa ha pubblicato un suo libro di saggistica: Fiabe,
parabole di Dio, dove si rielaborano gli scritti apparsi nella rubrica
L'uomo e la fiaba.
E per il futuro? Per cominciare è tornata al suo primo amore, la fiaba:
infatti, sta terminando la novella Le quattro lacrime; senza per
questo tralasciare il fumetto, dove sta mettendo a punto due nuove serie, che
sono la cyber-fantasy Lux Shivers e la cyber-pop Weep Dymond.
|
Frasa |
Dio. Ecco il vero autore e ispiratore delle fiabe, che per anni hanno
permesso ai nostri cuori di nutrirsi di verità bibliche. E come
possiamo pensare che Colui che ha creato e amato i bambini, così
tanto da ritenerli un punto di riferimento per tutti… li possa dimenticare? Sommario:
|
Come è nato il bisogno di questo tipo di interpretazione?
Non è facile razionalizzare un bisogno che viene dal profondo. In ogni
modo, quello che posso dire, è che ho sempre posseduto un temperamento
introspettivo verso eventi e persone. In sostanza, mi ha sempre incuriosito
analizzare fatti e circostanze, non fossilizzandomi all'apparenza delle cose;
ho sempre cercato di scorgere dove fosse la radice, l'essenza profonda di un
mutamento o di un determinato comportamento. Oltre al fatto che trovo difficile
conformarmi alle idee e concetti, sovente fallaci, che la nostra società
propone come modelli insindacabili. Ma soprattutto, dalle esperienze vissute
sulla mia pelle, posso certamente dichiarare che sovente quello che pensiamo
e che dichiariamo come veritiero… altro non è che un frammento di
verità, che non può che avere origine da un contesto più
ampio e omogeneo. Ma la vera domanda, che spesse volte mi pongo, è: «Perché?».
Già, perché ad esempio, una favola è rimasta nella memoria
di generazioni di persone, per così tanto tempo? Qual è il messaggio
inconscio che il racconto elargisce alla nostra anima? Queste e altre domande,
sono il punto di partenza per cercare di approfondire e scandagliare le verità
che, come gioielli rinchiusi in uno scrigno, non aspettano altro di stillare
i loro sfavillanti raggi di luce, nelle nostre coscienze sedate da troppo razionalismo.
Che posto hanno, in questo schema, le teorie interpretative di Propp sulla
morfologia della fiaba, o il principio dialogico di Bachtin, ad esempio?
Lo stesso posto che hanno le parti di un enorme puzzle, in uno scenario che
si propone e desidera attuare un preciso piano basato sulla autenticità.
Io credo fermamente che per raggiungere una reale “mappatura” della
verità, bisogna collaborare tutti insieme; ognuno con i suoi doni, mezzi,
opere, pensieri ecc. Faccio un esempio: in psicologia, spesso, si nota come
alcuni studiosi e studenti incomincino a parteggiare per una teoria o un'altra
con parole come: «io sono freudiano... io invece mi sento junghiano...
ma no, è meglio essere adleriano... », e così via. Perché
bisogna percepire la realtà delle cose in maniera monocromatica? E inoltre,
perché isolare da un contesto psicologico il rapporto che la persona
ha con la propria anima? Non scordiamo che il termine “psicologia”,
in greco significa: “studio dell’anima”.
Secondo te, in che modo oggi si può rivalutare la forza pedagogica
e la funzione di “iniziazione” delle fiabe?
Io credo che la fiaba porti alla persona, a livello inconscio, dei sani principi
basati sulla verità. E altresì la fiaba aiuta il bimbo interiore,
che tutti abbiamo, a seguire virtù e elementi morali, esponendoli con
nitidezza e semplicità. La fiaba è come un ponte virtuale tra
la nostra consapevolezza e il nostro subconscio. Permette a queste due essenze
di interagire tra loro in maniera dinamica e funzionale. Ma, purtroppo, viviamo
in una società dove tutto ciò che si trova nell'inconscio viene
allontanato e rimosso, ancora più che nel passato. Tutte quelle risorse
che si annidano nel nostro intimo le si vogliono eliminare per sempre; perché
si ha paura di affrontare un pericoloso nemico: il volto interiore di se stessi.
Ecco perché ci si rintrona con giochi, TV, gozzoviglie, piaceri, sport,
ecc. Si cerca in tutti i modi di appropriarsi della “felicità”
cercando di ghermirla con le cose materiali, per poi posizionarle nel proprio
interno… Ma la sensazione di vuoto rimane inesorabile. Bramare, possedere,
prendere, afferrare… tutto questo perché ci si sente vuoti. Anzi,
ci è stato insegnato che lo siamo davvero. Crediamo seriamente in questo?
La vacuità che sentiamo palpitare è solo una sensazione interna,
dovuta al fatto che purtroppo ci è stata tolta la realtà delle
cose. Ci è stato insegnato, sin da piccoli, a credere che per essere
qualcuno bisogna afferrare un qualcosa di “esterno” a noi. Oppure
ci è stato ripetutamente espresso il falso giudizio che noi valiamo qualcosa
solo ed esclusivamente quando ci conformiamo alle necessità del prossimo.
No. Tutti noi siamo provvisti di un tesoro di inestimabile valore. La nostra
anima, i nostri pensieri, il nostro libero arbitrio, la facoltà di amare,
credere, sperare. Si può raggiungere l'agognata pace interiore, solo
ed esclusivamente carpendo dal nostro “interno” la luce che tutti
possediamo, per poi consegnarla all'esterno.
È in questo contesto di solitudine e povertà interiore che la
fiaba cerca di svegliare il nostro “Vero Sé”. Questo mediante
l'uso della metafora. In breve: la metafora insita nelle fiabe urla con tutte
le sue forze, alla nostra mente razionale, di ascoltare finalmente i bisogni
di amore e comprensione che sono stati riposti nell’inconscio; e che per
anni non sono stati ascoltati, né tantomeno soddisfatti. Solo in questa
maniera si può sperare di vincere la battaglia della solitudine, del
rancore, della disperazione, delle nevrosi, e dell'immenso vuoto. Tutte cose
che sovente si desiderano colmare, mediante lo stordimento delle proprie coscienze.
Vedi un qualcosa di analogo nelle moderne forme comunicative?
Alle spalle di qualunque forma di comunicazione, si trova una persona…
e al di là della persona… si trova un cuore. La cosa importante
è se in quel cuore brilla o meno la luce dell'amore. La mia speranza
è che ognuno possa essere in grado di innaffiare, con la virtù
della carità, quel fiore (cuore) che anela con tutte le sue energie alle
altezze dell'autenticità. E altresì spero che, per far questo,
la persona non si pieghi di fronte alle eresie di coloro che si professano i
dignitari di una “verità”, che serve solo a soddisfare le proprie
esigenze egoistiche. Proviamo a riflettere. Ogni essenza che l'uomo ha scoperto
e poi adoperato con amore, ha portato pace, serenità, fratellanza, gioia.
Mentre al contrario ha sempre, prima o poi, portato morte e distruzione.
massimiliano clemente


