Peanuts, ovvero la felicità è un cucciolo caldo
In una delle ultime tavole domenicali dei Peanuts disegnata da Schulz nel 2000, Charlie Brown è impegnato a lucidare la sua cassetta delle lettere, nel caso ne arrivasse una d'amore. Improvvisamente, inizia a piovere. A casa, sua sorella Sally gli domanda perché non esca a controllare se ne fosse arrivata qualcuna: «Non quando piove», è la sua risposta. «Quando piove, le uniche lettere che puoi trovare dicono: "Non voglio vederti mai più!"». «Sembra tu ne sappia molto di lettere d'amore...», ribatte la sorella. «Se mai ne avessi ricevuta una - conclude un pensieroso Charlie Brown, sprofondato nella sua poltrona e con lo sguardo perso verso l'orizzonte del lettore - non ricordo cosa avrei fatto...».
di MassimilianoClemente
Quello delle lettere d'amore è stato uno dei topoi ricorrenti dei Peanuts: 'valentine' mai spedite, missive mai ricevute, incomprensioni, gioie, desideri, attese. La vita.Charles Monroe Schulz, l'autore della più grande comics strip della storia del fumetto, morì dopo qualche settimana, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio 2000, all'età 77 anni; il cancro lo aveva costretto a lasciare i suoi personaggi dopo cinquant'anni di ininterrotto lavoro: nessun altro avrebbe continuato a disegnarli.
L'avventura era iniziata il 2 ottobre 1950 sotto le ali dell'United Feature Syndicate di New York che, ignorando completamente le tavole di presentazione inviate da Schulz e frutto del suo lavoro presso il Saturday Evening Post e il St. Paul Pioneer Press, decise di pubblicare e distribuire a vari giornali statunitensi le strip di un nuovo progetto al quale l'autore stava lavorando e che aveva portato con sé solo per dare una visione più ampia del suo stile.
Nei desideri di Schulz la serie avrebbe dovuto chiamarsi Li'l Folks (Piccola gente), ma la celebre agenzia newyorkese optò per l'ormai familiare Peanuts (Noccioline), definito dal Maestro originario di Saint Paul (Minnesota) come «il peggior nome mai escogitato per un fumetto». Previsione smentita da un successo planetario che ha fatto di un gruppo di bambini, un cane e un uccellino, un fenomeno mediatico, sociale, economico e letterario.
© United Feature Syndicate, Inc.
Il mite e solitario Charlie Brown e il nevrotico e metafisico Linus Van Pelt; la supponente e ossessiva Lucy, sorella del bambino più... 'coperto' dei comics e Sally Brown, versione naïf del fratello; Marcie, la prima della classe, adulatrice della caustica e 'maschiaccio' Piperita Patty; l'ermetico interprete beethoveniano Schroeder e l'apocalittico e sporco Pig Pen; i personaggi minori: Replica, il fratellino di Linus e Lucy, e l'anonima e riccioluta Frieda; e poi Woodstock, l'avventuroso uccellino spalla di Snoopy, lo Zelig a quattro zampe del fumetto; senza dimenticare i fratelli del bracchetto: Andy, Spike e Olaf, e quelli del suo assistente: Bill, Conrad, Olivier e Harriet.
Questa banda che filosofeggia e si/ci analizza nel breve spazio di sole quattro vignette, continua a vivere in un mondo-universo diviso tra scuola e campo di baseball, giardini e stanze della casa, camping estivi e luoghi di vacanze, i mondi paralleli delle avventure di Snoopy e la sua cuccia, sempre nell'eterna attesa del Grande Cocomero, disperatamente innamorati della Bambina dai capelli rossi, inseparabili compagni di una coperta di sicurezza, illudendosi di vendere il loro primo libro e convinti di vincere finalmente una partita di baseball, ma anche alla perenne caccia del Barone Rosso, dispensando consigli psichiatrici per 5 cent e cercando di pianificare amori mai corrisposti.
Schulz, soprannominato "Sparky" (Scintilla) come il cavallo protagonista di un fumetto dell'epoca, ha riversato nei Peanuts il suo talento artistico - influenzato dallo stile di Milton Caniff (Steve Canyon) e Al Capp (Li'l Abner), Roy Crane (Wash Tubbs) e Gorge Herriman (Krazy Kat) - e la sua grande capacità di osservare il mondo: con la sola forza di un foglio bianco e una matita è riuscito a creare una epica contemporanea in equilibrio perfetto tra la poesia e la 'crudeltà' tipica dei bambini.

Snoopy e Co. arrivarono in Italia nell'aprile del 1965 sul primo numero del mensile Linus (dove attualmente continuano ad essere pubblicati). In quella occasione, Umberto Eco scrisse che «il buon fumetto è quello in cui la ripetizione ha un significato e accresce la ricchezza della storia», mentre Elio Vittorini avvicinò Schulz a Salinger, l´autore de Il giovane Holden. Nel corso degli anni non sono mancati giudizi 'd'autore' sui Peanuts e il loro creatore. Oreste Del Buono li ha definiti «un fumetto come diagnosi, prognosi ed esorcismo»; Michele Serra ha sostenuto che Charlie Brown e i suoi amici hanno conquistato il mondo «grazie all'universalità dell'infanzia, la divina età, insieme fragile e megalomane, in cui l'uomo non ha mai secondi fini, essendo troppo urgente il primo: quello di esistere e di essere felici»; per Dario Fo, invece, Schulz è stato «un poeta e un filosofo, perché certe volte bastano pochi segni per parlare in profondità alla gente, ed è stato anche un grande raccontatore satirico della società d'oggi».
«Non importa come vieni definito, né dove viene pubblicato il
tuo lavoro - scrive Schulz ne Il libro d'oro dei Peanuts (Baldini &
Castoldi, 2000) - finché porta un po' di gioia a qualche persona da
qualche parte». Impresa riuscita: le sue strisce appaiono su 2600
giornali in tutto il mondo; da noi si possono leggere sul mensile Linus
e nei libri editi dalla Baldini Castoldi Dalai editore.
Massimiliano Clemente
Link correlati:
- Snoopy.com
- Linus

