Thomas Bires, quando la creatività è un gioco d'amore

di Claudio_Parentela

«Sono Thomas Bires e sono un disegnatore. Ho iniziato da bambino e non ho mai smesso. Sono cresciuto in campagna, poi mi sono trasferito a Roma per le scuole. Il mio cognome è originario di Bratislava in Slovacchia; i miei parenti paterni vivono in Voivodijna. Mamma è italiana. Un mio lontano zio d'America sganciava bombe atomiche nel Nevada negli anni 50».

Come sei diventato un'artista? Qual è il tuo background?

Ho fatto 2 anni Liceo Scientifico, 3 anni di Artistico, 4 mesi di Accademia di Palle Arse indirizzo pittura a Roma, 2 anni di cameriere, 2 anni di fumetti porno, poi varie cose tra murales, decorazioni, progettazione e arredamento locali, scenografie per teatro e tv, storyboards per fiction e spot. Intanto, ho sempre dipinto su tele o tavole di legno i quadri che avrei voluto vedere in giro ma, non trovandoli, me li faccio da solo. E poi li mando in giro. E capita che non li ritrovi più.

 

© Thomas Bires
© Thomas Bires

Quanto tempo impieghi per completare un tuo pezzo?
A volte sono riuscito a sfornare una cosa come 80 ritratti in bianco e nero in 2 ore, eseguiti dal vivo; quando sto sotto pressione divento una specie di stampante laser. Per i quadri invece, tra preparazione tele e tempi di asciugatura vernici, da un minimo di un quarto d'ora a tre mesi, come l'ultimo che ho consegnato, e dipende dal tipo di vernici e dalle dimensioni del pezzo.

Cos'è la creatività?
Un gioco d' amore.

Quali sono i tuoi medium preferiti e con quali preferisci lavorare in... a creative way?
Matita, gomma, pennarelli neri, acrilici, olio, chine, pennarelli colorati, computer, acquarelli (in ordine di preferenza).
Paste per modellare, tipo quelle da forno, polistiroli, terre, pozzolana, materiali da edilizia, c'è una ricerca multiforme nella tecnologia edile che fornisce un'ampia gamma di materiali creati per resistere nel tempo, agevolando pure le soluzioni a problemi tecnici come il peso e la velocità nei tempi di asciugatura.
Con il digitale lavoro su un vecchio pc a gas che comunque assolve dignitosamente i compiti che gli propongo, anche se qualche mazzata ogni tanto ci vuole. In ogni modo il supporto magnetico elettronico è troppo fragile e non gli do troppo affidamento.
Abbiamo papiri di geroglifici che datano 5000 anni fa e sono ancora leggibili, ma un cd-rom di 5 giorni fa con 500 mb di roba può anche non funzionare più; o una stampa laser che evapora in 5 mesi di esposizione alla luce solare. Non mi fido di delegare al processore la conservazione dei miei lavori. Non vorrei buttare nel cesso la memoria di questi giorni. È muy pericoloso!

© Thomas Bires
© Thomas Bires

Poi il valore di un'opera è spesso il tempo a determinarlo. C'è un S. Gerolamo di Leonardo dipinto su tavola che due secoli fa un calzolaio usava come parte di una porta del ripostiglio, inchiodata su altre tavole di legno. Il calzolaio e qualcuno prima di lui, diede maggiore importanza al pezzo di legno, che evidentemente gli serviva di più così, addirittura segando via una sezione quadrata dal centro a mo' di finestrella (conservata, però, e poi riaggiunta), piuttosto che inutilizzarlo su una parete di casa. In questo modo tantissime opere antiche hanno retto il confronto anche con chi non le poteva apprezzare a pieno.
Comunque, ci terrei a dire che ogni anno i materiali da belle arti peggiorano di qualità in maniera vergognosa, molte marche sono sparite e altre si stanno adeguando al salto nella precarietà imposta. L'unica ricerca valida nel colore, oltre alla edile, è quella cosmetica, che evidenzia le capacità e le possibilità della tecnologia ma trascurando completamente gli strumenti di lavoro dei pittori, che tra l'altro non sono affatto pochi. Se l'intento è solo volto all'oscuramento di un determinato periodo per poi cancellarlo e sostituirlo con dati riassemblati ex-novo da i pronipoti Pixar o chi per loro, potremmo correre il rischio di vivere un'apocalisse e senza moviole per spiegarla a chi se ne stava a casa... meglio così? Chi vivrà vedrà!

Chi e cosa ti ispira nel tuo lavoro artistico?
La vita in tutte le sue forme. Ho rappresentato anche tanti personaggi "mostri" completamente inventati. Sintesi totemiche che provengono non so da dove. Se un giorno finirò su un altro pianeta, voglio portarmi dietro la sicurezza di poter descrivere con disegni esplicativi agli aguzzini alieni le cose della Terra senza vederle.

Dove esponi o hai esposto i tuoi lavori?
I lavori sono stati esposti in negozi, supermercati, discoteche, locali, bar, metropolitane, qualche museo della bonifica, qualche galleria, mai in chiesa. In Italia a Roma, Venezia, Palermo, Catania, Asolo, Firenze, Feltre, S.Donà di Piave... mostre curate da Gianluca Marziani e Antonio Arèvalo per la maggior parte. Ho esposto per un'ora tre quadri in un sexy-shop nel red light district di Amsterdam e, sempre nella città olandese, anche alla Summer-exhibition 2003 alla galleria GO-Gallery. A Santiago, in Cile, ho partecipato a Made in Roma di Arèvalo. Un dipinto, per una dozzina di minuti, è stato esposto in una galleria di Shangai.
Non solo in Cina, ma anche ad Amsterdam e specialmente in Italia, la Filosofia del Mulino Bianco afflligge un po' tutti e ci assefua di assorbenti per il culo, visto il mondo al plastico su dove poggiamo le chiappe. Io dipingo una tela come se fosse un totem. I miei quadri tengono lontano i demoni. L'ho sperimentato e funziona. Mi è capitato ultimamente un tentativo di possessione, per fortuna fallito, in un momento che non avevo più neanche un quadro a studio.

© Thomas Bires
© Thomas Bires

Che musica ascolti e quanta importanza ha nel tuo lavoro?
Rock-blues, jazz, death-metal, grind, vecchio punk, calypso, classica, commerciale, drum'n'bass, eccetera.
Ultimamente mi perdo anche nel silenzio musicale e mi incanto dietro ai ritmi del traffico scandito di semafori o dai fischietti infami della municipale; disegno mentre i clacson urlano nella notte conditi da un pezzo di una grande merda schifosaaah! Dipingo al ritmo del compressore delle porte degli autobus con sbuffi di tosse di aria tossica, e vaffanculo del barista con tavolini all'aperto.

Il tuo libro, film e band preferiti?
La Bibbia e Pinocchio. Il Falcone Maltese. I Primus.

Credi che Internet sia un buon mezzo per divulgare il tuo lavoro o ti sia utile in generale?
Non ho un contratto con Internet; faccio girare i miei lavori dai service e ci lavoro spedendo il materiale via e-mail e a volte mi rimane pure il lavoro originale quando serve solo la riproduzione. La cosa che mi diverte di più è apparecchiare un ufficio negli Internet point sparsi per le città tra chi telefona in tutto il pianeta e a chi gioca a poker con la famiglia in collegamento da Dakka o da Mindanao... ho visto africani darsela a gambe da cinesi in Armani... i service sono delle porte trans-dimensionali vere e proprie. Ho o avevo, non lo so più, una fidanzata in Cina ma so che telefonare a Pechino costa meno che telefonarmi da un fisso col cellulare in mano e intraprendere una schizofreniconversazione.
Devo darmi da fare più seriamente a cercare di diffondere i miei lavori sulla rete. Ancora non mi capacito della sua potenzialità comunicativa. Devo imparare anche a scrivere con più di un dito alla volta. In verità per me, per come la vivo, Internet è lenta e certe cose, come spedire un file ad alta definizione, sono ancora un casino.

© Thomas Bires
© Thomas Bires

A cosa stai lavorando ora?
Cerco di alzare i soldi per andare a vedere che cazzo fa la mia ragazza in Cina! Sempre se la ritrovo...
Ho appena consegnato un quadro gigante dipinto tra un lavoro di ambientazione decorativa in una palestra, qualche logo per gelaterie o di allevamenti canini, un po' di quadri per mostre eventuali e probabili e la progettazione con esecuzione di decorazioni in stile per un ristorante persiano a Firenze. Poi, disegno tanto, a matita o a pennarello. Nelle giornate buone traccio linee dalla mattina alla sera, ininterrottamente: mi scordo di mangiare, esco dallo studio alienato e quasi incapace di parlare.
Ho sempre un malloppo di disegni dei quali qualcuno più fortunato sarà da me trasformato in quadro, se no può rimanere a stagionare o essere come base per un lavoro che digitalizzo, modello o dimentico.

Progetti per il futuro?
Una storia a fumetti Vipere a Ostia, per la Damme li sordi press, una serie di quadri dedicata alle forze del disordine per un paio di mostre, di cui una collettiva a Roma è celebrativa degli anni in cui frequentavo il Liceo artistico Alessandro Caravillani e riunirà i numerosi moschettieri che si son dati da fare a colpi di pennelli, mouse e bombolette spray. Dedicarmi alla scultura. Trovare una casa dove potermi organizzare meglio.
Guarire dall'epilessia, che sono saturo di psicofarmaci e non ne posso più.

Cosa ti piacerebbe fare che non hai fatto mai?
Avere una chiesa con le pareti, i soffitti e gli altari tutti bianchi intonacati e rasati alla perfezione da decorare e affrescare. Prenderei pure i voti per diventare un prete figlio di puttana se mi dessero una chiesa da progettare.

Segui la scena artistica contemporanea? Chi e cosa ti piace?
In questo momento mi emozionano i lavori di Masamune Shirow, amo gli ultimi film di Hayao Miyazaki e i dipinti e le sculture di Takeshi Murakame. Ma anche i giocattoli della Mc Farlane Toys. Joel-Peter Witkin, Matthew Barney. Jeff Koons, Humberto Ramos, Chris Bachalo, Azzarello e Corben, Greg Capullo.
Seguo i lavori di Mark Rhyden, Futura 2000 e di Mode 2. Corrado Mastantuono, Tanino Liberatore, Alfredo Fagalde, Kevork Nalbandian, Ursula Franco, Rafael Pareja Molina. Il povero Martin Emond, Derby Conley, Futurama di Matt Groening. Mike Diana e Claudio Parentela, Will Eisner e Frank Miller. Sergio Toppi. Miss Van, i Chapman Bros., i film Pixar, Marina Abramovic e Marina Comandini, Tony e Ridley Scott, Karin Andersen, Federico Petrella, Geof Darrow e E-boy, Orlan, Claudio Orsuni, Riccardo Mannelli, Giger, Joe Canaro, Kenny Scharf, Sam Raimi, William Gibson, Josè Munoz, Cunningham (fx), Wanessa H. Sena, Joe(?) Mc Carthy...
La pittura e la scultura migliore oggi è comunque a opera degli artisti africani. Ci sono migliaia di autori in Senegal, Congo, Tanzania, Botswana, ma sul comodino ho sempre qualche Kriminal e Satanik di Magnus & Bunker.
Nelle gallerie d'arte mi annoio a morte. Il 90% dei lavori esposti è merda pura.

© Thomas Bires
© Thomas Bires

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E-mail: thomasbires@fastmail.fm
Via del Casaletto 35 - Roma

Claudio Parentela