Chiho Saito, Semi di Rosa
C'è una ragione speciale grazie alla quale Chiho Saito riesce a lasciarsi tanto amare dal pubblico di casa e da quello italiano: non ha paura delle svenevolezze d'amore. Come autrice di fumetti per ragazze, all'inizio piuttosto conservatrice, in seguito attenta a giocare di più con la pasta grezza dell'immaginario di cui sono fatti - anche - i fumetti, Chiho Saito ha imparato a obbedire ciecamente ai dettami dello shôjo manga. Ne è diventata una prolifica interlocutrice, capace a tradurre su carta le esigenze del genere e le pulsioni romantiche e spregiudicate delle lettrici.
di Mario_A_Rumor

Chiho Saito © degli aventi diritto
Ma, ce n'è sempre uno nella biografia artistica di qualcuno, è spesso sembrata in attesa o alla ricerca di qualcosa che riuscisse ad andare oltre il sublime legame tra due anime innamorate che si sfiorano e si conoscono. Non siamo neppure sicuri che il risultato di questa paziente attesa sia il celebre Utena. La prova di questa spasmodica "mancanza" la trovate in Chiho Saito Presenta (in originale: Koi monogatari, 1991), il primo di una serie di quattordici volumetti - come ci informa la preziosa Kappa Girl Barbara Rossi - che in Giappone vanno fortissimo e non sembrano voler mettere la parola "fine" a un'odissea nello spazio shôjo fatta sempre e comunque di piccole grandi storie d'amore.
Semi di Rosa, ad esempio, ci offre su un piatto d'argento la
Saito più giovane e ci permette di capire, con giustificato ritardo,
non solo le differenze tra ieri e oggi, ma anche verso quale orizzonte sentimentale
l'autrice intende dirigersi. Quasi se ogni volta fosse la prima volta.
Non è vitale decifrare con correttezza la forma grafica che ha voluto
dare ai suoi personaggi (anche se, proprio in questo volume è facile
notare delle affinità con Chie Shinohara), né di che consistenza
sono fatti i perimetri sognanti e floreali, immancabili in uno shôjo
ben organizzato. Ci vuole ben altro. Altrimenti ci precipiterebbe nell'ovvietà.
Il déjà vu diventa il suo asso nella manica, lo
proietta su uno schermo in cui dobbiamo vedere i medesimi tormenti perché
ne abbiamo bisogno per continuare ad apprezzare il genere.
Senza il banale tocco melodrammatico non ci sarebbe shôjo e Semi di Rosa non vuole farne a meno. Però non te lo dice chiaramente. La Saito ci gira intorno, non riesce a tradirsi né desidera spogliarsi totalmente dei suoi intimi segreti. Ma li dissemina in ogni pagina, in ogni vignetta. Anche nella forma del racconto breve, la disegnatrice arriva a completare un intero tragitto di passione e tormenti, sotto il segno della sintesi, mescolando melodramma e sense of wonder in chiave romantica.
E se non è lei stessa a tradire un anelito di irrequietezza artistica
costantemente indirizzato in avanti, a scalpitare ci pensano i suoi personaggi.
Vivono e soffrono d'amore, ma non gli basta mai. Amano e desiderano, battono
i piedi per uscire dal recinto della vignetta anche se parlano un linguaggio
"da fumetto", pure se si ostinano a osservare le cose della vita con
i loro occhioni irreali. Sono tanto affamati di passioni selvagge da non accorgersi
altro che di loro stessi.
Chiho Saito li conduce per mano, gli ingiunge di fuggire dai luoghi comuni
e di trovare una libertà che nessuno sembra disposto a dargli. Sono il
proverbiale vaso di Pandora, perché lo shôjo è l'incauto
curioso che ha stabilito di aprirlo. E noi con loro. Cambia solo il modo di
leggere questo "mondo": una storia d'amore tra un "fratello"
e una "sorella", oppure la storia di un cantante che si ritrova nel
corpo di un cane o, ancora, la storia di due colleghi d'ufficio che scongelano
ogni ritrosia in una «notte buia e tempestosa».
Mario A. Rumor

Chiho Saito presenta n. 1 (Kappa extra n. 81)
Semi di Rosa
Star Comics
cm 12x18, pp. 192, b/n, brossurato
Euro 3,10
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