Cosplay Culture: intervista all'autore Luca Vanzella
Luca Vanzella, autore di Cosplay Culture. Fenomenologia dei costume players italiani, dà qualche anticipazione sul suo interessantissimo libro
Ciao Luca, spiegaci prima di tutto cosa è il cosplay, le sue origini e chi è coinvolto in questo fenomeno.Il cosplay ha origine in Giappone tra la fine degli anni Settanta e primi anni Ottanta. In questo periodo nascono le prime fiere del fumetto (tra cui il celebre komiketto di Tokyo) e i fan iniziano a vestirsi spontaneamente come gli anime più popolari del momento, come ad esempio Starbalzer. All’inizio si tratta di dettagli, come una maglia o un accessorio ma poi si passa abbastanza presto a creare costumi completi (dagli stivali tigrati alla mise da Lamù il passo è breve).
Come questo fenomeno ha preso piede qui in Italia?
In Italia la diffusione del cosplay inizia a fine anni Novanta grazie, da un lato a una nuova ondata di produzioni giapponesi (ad esempio Sailor Moon, Neo Genesis Evangelion, la riproposizione di Dragonball, Bersek), dall’altro alla diffusione di Internet che ha permesso una maggior conoscenza della realtà giapponese.
Che importanza riveste la preparazione del costume in questa pratica sociale?
Indossare il costume è “il piatto principale” del cosplay, ma la preparazione certamente non è un semplice “contorno”. Il pensare ai vestiti da realizzare, il recuperare i materali, coordinare un eventuale gruppo, coreografare una scenetta sono tutte pratiche fondamentali nella cultura del cosplay: non solo perché loro stesse sono parte integrante del divertimento, ma anche perché sono proprio i rapporti che si creano tra un evento e l’altro che trasformano i cosplayer in qualcosa di più di semplici “persone che si travestono da manga".
Ci sono dei riti particolari?
La sfilata/concorso è un momento strutturato e assolve alle stesse funzioni di un rito antropologico. Questo sicuramente è molto interessante perché è uno degli elementi che permette ai cosplayer il "salto di qualità" trasformandoli da semplici appassionati a una vera e propria sottocultura. La sfilata aggrega, fa discutere, esalta e delude, aiuta, insomma, a creare quello spessore emotivo che dà una sostanza corposa a quelli che altrimenti sarebbero “solo” persone con una passione in comune. La questione è abbastanza complessa…
Quali sono i personaggi da cui i cosplayers traggono ispirazione?
I personaggi tratti da manga, anime e videogiochi sono sicuramente privilegiati anche se, soprattutto negli ultimi tempi, ci sono cosplayer che attingono anche da altre fonti come film o serie occidentali. Le produzioni giapponesi, vecchie e nuove, rimangono comunque il punto di riferimento: è molto più facile trovare personaggi di Naruto, Sayiuki o Goldrake che non personaggi dei Simpson o degli X-Men.
Nel tuo libro, cosa trova un cosplayer che già non conosce?
Troverà tutto quello che conosce ma visto in un modo nuovo. L’idea del libro è di partire da dati osservabili e cercare di andare in profondità, vedendo i meccanismi e le strutture che sorreggono il fenomeno. Un cosplayer troverà una rappresentazione accurata del suo “mondo” e anche degli strumenti e delle analisi che gli faranno capire cosa c’è dietro.
E chi invece non conosce il cosplay, cosa imparerebbe leggendo il tuo testo?
Sicuramente a vedere i cosplayer in un modo diverso. I cosplayer sono un fenomeno che è molto più complesso e suggestivo di quello che il primo impatto di una fiera può suggerire. Il libro spero riesca a contestualizzare i fenomeno del cosplay all’interno delle sottoculture giovanili facendo capire che non si tratta di qualche eccentrica persona, ma di una vera forma di socialità e comunicazione alternativa e parallela a quelle tradizionali comepossono esserlo stato i punk o i glam-rockers.
Spiegaci perché tra il mondo del fumetto e il mondo del cosplay non corre buon sangue.
I cosplayer rappresentano (ma non necessariamente sono) gli appassionati fanatici e irrazionali. Chi si traveste incarna un tipo di fruitore emotivo e radicale in cui appassionati di fumetti occidentali non si riconoscono. Per
Raccontaci un aneddoto particolare legato alla ricerca che hai affrontato nel fare questo libro.
Di storie ne ho sentite tante e curiose: i cosplayer fanno di tutto per la loro passione! Forse la cosa più strana è aver sentito che c’è chi ha comprato l’abito di matrimonio apposta per poterlo riutilizzare come parte del cosplay (già durante il pranzo di nozze!).
Infine, se fossi un cosplayer, ti travestiresti da….
Bella domanda. Fare un buon cosplay è molto più difficile di quanto non sembri, visto che bisogna trovare un personaggio che si possa impersonare “plausibilmente”... Hiroshi Shiba, pilota di Jeeg, sarebbe perfetto visto che tutti e due abbiamo delle basette enormi, anche se non mi vedo molto con tutte quelle frange…
Luca Vanzella
Cosplay Culture
Fenomenologia dei costume players italiani
Prefazione di Carlo Branzaglia
Tunué, 2005 - Collana «Lapilli» n. 4
cm. 14x19; pp. 160 + ill. a colori; cop. col. con bandelle
Euro 14,50
ISBN: 978-88-89613-04-7

