Piero Dell'Agnol (Dylan Dog) - Tutt'a un tratto. Extra n. 6
Disegnatore tanto amato quanto, in proporzione, misterioso. Il suo nome è legato principalmente a Dylan Dog, di cui ha realizzato otto albi regolari e due fuori serie, stilisticamente distinti in diverse fasi del suo segno.
di sergio_algozzino

© Piero Dell'Agnol / SBE Il Dell'Agnol più celebre è quello sotto l'ala della linea chiara italiana (corrente piuttosto comune sulle pagine dell'Indagatore dell'incubo, in un periodo distinto da nomi del calibro di Bruno Brindisi e Luigi Siniscalchi), perlomeno fino al suo sesto Dylan Dog, Lo sguardo di Satana; il segno è all'inizio influenzato da Milo Manara e dalla linea chiara francese, contorni chiusi e precisi, sintesi intelligenti e un morbido ma incisivo utilizzo del nero. Le caratterizzazioni invece somigliano più a quelle di Angelo Stano e, dunque, a referenti pittorici del calibro di Egon Schiele, lo si può notare maggiormente su Erinni, un bellissimo lavoro parallelo dell'artista apparso a puntate su Glamour International.

© Piero Dell'Agnol / SBE Eccezionale il suo lavoro coi tratteggi atmosferici, modulati e spezzettati, dall'incredibile effetto visivo, tipici di un primo Moebius, coltivati successivamente soprattutto da Andrea Pazienza, ma, nonostante tutto, le soluzioni adottate da Dell'Agnol sono spesso e volentieri sorprendenti ed emozionanti.

© Piero Dell'Agnol / SBE Verso la fine di questo primo ciclo le caratterizzazioni inizieranno a farsi differenti, con volti più allungati; apparentemente seguirà sempre la linea chiara, ma l'inchiostrazione inizia a essere costruita da più pennellate. Lo stacco definitivo avverrà con un albo dal titolo profetico, Il confine; qui troviamo un Dell'Agnol più scuro, dal segno pastoso, e, nuovamente, con differenti caratterizzazioni.

© Piero Dell'Agnol / SBE Il passaggio a Julia lo porta a ricercare una ulteriore evoluzione del suo stile, con un tratto più espressivo, pieno di linee sovrapposte, contorni aperti e ancora più sintetico nelle forme, abbandonando definitivamente i tratteggi atmosferici; infine, tornerà nuovamente sulle pagine di Dylan Dog, seguendo la strada della sintesi di Julia ma tornando a una unica linea di contorno, anche se spezzata, ormai lontanissimo dalla "linea chiara", più vicino forse a Milton Caniff o, soprattutto, a Alex Toth, specie per l'utilizzo dei neri.

© Piero Dell'Agnol / SBE Fatto sta che Piero Dell'Agnol è uno degli artisti più rappresentativi, insieme a Nicola Mari, di come un editore come Sergio Bonelli, (troppo) spesso additato come monotono e stantìo, possa invece permettere una così gustosa evoluzione artistica individuale all'interno delle proprie produzioni.
E non è poco.
Sergio Algozzino

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