Phoenix. Storia e filosofia editoriale
Phoenix nacque a Bologna nel 1994 per opera di Daniele Brolli, che proveniva dall'esperienza conclusa della piccola Telemaco Edizioni, e altri tre soci (di cui due hanno in seguito abbandonato l'attività), fra cui il responsabile della fotolito che si sarebbe poi occupata della lavorazione degli albi. Il catalogo di Phoenix prevedeva una parte dedicata ai generi letterari e un'altra ai fumetti, in cui era possibile trovare autori italiani (Igort, Lorenzo Mattotti), poi americani (Gene Colan, Matt Wagner), francesi (Michel Plessix, Lewis Trondheim) e infine giapponesi (Katsuhiro Otomo, Hitoshi Iwaaki).
di Giulio_Saltarelli
La casa editrice ha sofferto dall'inizio e per tutta la sua esistenza delle gravi conseguenze finanziarie causate dalla distribuzione in edicola: nel 1997 Phoenix dovette abbandonare questo canale a causa della quantità di spese che si trovava a dover affrontare, provocate della penalizzazione a cui era sottoposta da parte del distributore per le scarse vendite e dalle eccedenze rispetto al venduto. La distribuzione in fumetterie e librerie di varia continuò per altri tre anni, fino alla sospensione dell'attività nel dicembre 2000, avvenuta in seguito a dissidi tra Brolli e l'altro socio rimasto.
La copertina di The Legend of Mother Sara, la città sotterranea
© Takumi Nagayasu e Katsuhiro Otomo
Filosofia editoriale
Dal fumetto seriale a quello d'autore: proporre ai lettori uno spettro il
più ampio possibile di soluzioni narrative
La volontà di Phoenix era quella di accostare produzioni americane di massa a materiale indipendente, costituito soprattutto da fumetto d'autore e graphic novels, non assimilabile a nessuna struttura d'immaginario seriale, in una situazione di mercato che allora non si dimostrava particolarmente ricettiva verso questo tipo di fumetto. Dice lo stesso Daniele Brolli: «Anche la scelta delle pubblicazioni più popolari era sempre diretta verso prodotti autoriali: per esempio, le serie di Aliens avevano sempre uno scrittore o un disegnatore particolari e Ghost (della Dark Horse) lo realizzava graficamente Adam Hughes in uno stile liberty che a me piaceva molto».
Phoenix puntava a stipulare contratti, più che con le case editrici estere, direttamente con gli autori (o con gli agenti), spinta in questo dalla volontà di stabilire un rapporto personale di stima e fiducia: si rivelava infatti importante, non essendoci margini di guadagno sufficienti a giustificare prevalenti interessi economici, che per l'interesse reciproco ci fosse molta sintonia tra autore e editore. A caratterizzare Phoenix era quindi una prospettiva culturale rilevabile sia nei titoli pubblicati sia negli autori coinvolti, tra cui Daniel Clowes, Peter Bagge, Brian Talbot, Charles Vess. Un altro obiettivo della casa editrice riguardava il rivolgersi al proprio pubblico con l'intento di interagire con esso, cercando di andare incontro ai gusti dei lettori.
Giulio Saltarelli
(1 - continua)
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Variare contenuti, formati, prezzi e canali distributivi per raggiungere lettori
e diffondere la propria prospettiva culturale.
Phoenix pubblicava i suoi prodotti in quattro collane (Collana Europa, Cyborg,
No words e un'altra di volumi cartonati), vari albi spillati e altri libri brossurati
fuori collana.
Rubrica:
- Marketing &
management del fumetto

