Chernobyl, la forza narrativa di Paolo Parisi
All'una e ventitrè del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl raggiunge, nel giro di venti secondi, cento volte la sua potenza nominale. Nel cielo notturno dell'Ucraina si innalza un'enorme nube radioattiva che diffonde il suo carico letale.
Il mondo si trova a fare i conti con la peggiore catastrofe tecnologica e ambientale nella storia dell'umanità.
di Roberto_Donati
![]() Autoritratto di Paolo Parisi © Paolo Parisi / BeccoGiallo |
Ciao a tutti. Mi chiamo Paolo Parisi, classe 1980, sono toscano ma abito da anni a Bologna dove ho frequentato il Dams. Scrivo e disegno romanzi e racconti a fumetti. Anche autoprodotti. Una spinta importante in questo senso mi è stata data da un corso di fumetti frequentato nel 2004 con Giuseppe Palumbo e Daniele Brolli. Ai quali sono molto riconoscente.
Chernobyl, di cosa sono fatte le nuvole è la tua prima esperienza professionale? Cosa avevi realizzato in precedenza e con cosa hai cominciato?
Prima di esordire nell'editoria "ufficiale" mi sono sempre mosso nell'ambito dell'autoproduzione. Le mie prime cose sono racconti brevi: Ratti e Gli ultimi giorni del Pitbull. Anche se in realtà si parla di un anno fa, autoproduzioni non molto lontane nel tempo. L'ultima risale al marzo scorso. Un racconto breve dal titolo Fame. È stato tutto molto veloce. Nel giro di neanche un anno sono passato dall'autoproduzione al mio primo libro, Chernobyl. Ne sono molto soddisfatto.
Come hai trovato la pubblicazione con BeccoGiallo e come vedi il mercato editoriale del fumetto in Italia?
Io avevo presente le pubblicazioni BeccoGiallo. Gli ho semplicemente mostrato i miei lavori.
Nonostante il mio approccio fosse esclusivamente "narrativo", BeccoGiallo si è mostrata subito interessata. La casa editrice è una realtà molto coraggiosa e tenace. Posso dire che è un caso interessante nell'ambito dell'editoria a fumetti. La loro linea è netta e precisa, rivolta verso un tipo di fumetto che guarda al reportage e al giornalismo.
Il mercato italiano è un terreno difficile, sono molte le realtà piccole-medie che fanno fatica ad affermarsi, poche quelle che hanno un ottimo riscontro di pubblico e critica. Parlo di BeccoGiallo ma anche di Coconino e Black Velvet.
In Italia si legge molto poco. Non solo fumetti ma soprattutto romanzi, saggi, quotidiani. Questo non aiuta affatto il mercato. Sono molto critico verso operazioni di ristampa di classici a fumetti che vorrebbero allargare l'interesse al fumetto oltre il bacino dei lettori abituali. Non per i classici in sé ma per l'operazione stessa. Non dico che non andrebbero fatte. Dico che l'interesse si dovrebbe spostare anche verso altre direzioni.
L'autoproduzione, dopo anni di silenzio, è tornata a imporsi con prodotti di alta qualità. Penso a Self Comics, Donna Bavosa, Canicola e a una miriade di autori che lavorano in questo senso. Controllare autonomamente il proprio prodotto, la propria opera. A volte per necessità, altre per scelta.
La mia è una scelta consapevole. Continuerò a fare autoproduzioni e a pubblicare libri.
Le fiere come Lucca non aiutano a tirare fuori il fumetto da questa situazione. Nonostante sia la più famosa in Italia, si ha come l'impressione che tenda a mettere in secondo piano il fumetto e a dare maggiore spazio a videogames, cards e giochi di ruolo che poco hanno a che fare con il fumetto stesso. Chiunque ci sia stato può facilmente constatare questa tendenza. «Napoli Comicon» è l'unica in Italia che si sta muovendo verso un vera e propria promozione della letteratura disegnata, volgendo lo sguardo a autori emergenti e non. Anche la mostra alla Triennale di Milano, inaugurata pochi giorni fa è un tentativo pienamente riuscito di aprirsi verso campi che difficilmente accolgono un medium come il fumetto. E in esposizione ci sono tavole non di esordienti, ma dei più grandi autori del fumetto contemporaneo.
Comunque la questione rimane molto lunga e complicata. Purtroppo.
![]() © Paolo Parisi / BeccoGiallo |
L'argomento di Chernobyl mi è stato proposto. E io ho l'ho trovato molto interessante.
Il mio libro è leggermente diverso dal catalogo BeccoGiallo. È un libro strettamente "narrativo" che poco ha a che fare con reportage e cronaca. Ma è lì la sua forza. Parlare di Chernobyl attraverso la quotidianità di profughi, sopravvissuti, di bambini colpiti da malattie provocate dalle radiazioni, gente comune che improvvisamente si vede stravolta la propria vita da una tragedia senza precedenti. È un racconto molto forte e attuale.
Cinema e fumetto sono media avvicinabili ma in realtà molto diversi. Fatto sta che negli ultimi tempi hanno avvicinato fin troppo le loro strade. Non pensi che i volumi della BeccoGiallo, e nella fattispecie il tuo, potrebbero essere invece fonte per un buon adattamento?
Se potrebbe essere fonte per un adattamento non sta a me deciderlo. Io scrivo fumetti. Il mio approccio alla narrazione è molto netto e preciso. Griglia a sei vignette. Cerco di spingere al massimo sull'evocare emozioni attraverso la storia, il racconto. E soprattutto di raccontare storie dalla sceneggiatura solida. Per adesso è una ricerca in questo senso. In futuro non escludo però di rivolgermi verso un tipo di sperimentazione grafica.
È vero, il cinema e il fumetto hanno dei punti di contatto. Ci sono autori che lavorano su un tipo di inquadrature e tematiche cinematografiche. Ma il fumetto ha delle potenzialità nettamente diverse, forse più forti di quelle che può sviluppare una pellicola. Leggere un fumetto non è la stessa cosa di vedere un film. Comporta maggiore attenzione nel codificare un mezzo che solo apparentemente è semplice. Se poi vogliamo parlare delle decine di pellicole tratte dai fumetti è un altro discorso sul quale non mi pronuncio, sono i primi film che evito di andare a vedere.
C'è dolore e pathos, ma c’è anche distacco e pudicizia nel tuo sguardo…
La cosa più difficile è stata trattare un argomento così delicato come quello del disastro al reattore nucleare di Chernobyl senza cadere nella retorica e banalità. È stata una scelta difficile, ma ben calcolata e riuscita. Il lettore va saputo trasportare. Deve riuscire a entrare nel mondo che stai raccontando. Deve distaccarsene solo dopo aver finito il libro.
Io riesco a fare questo usando un segno estremamente sintetico e scegliendo lunghe sequenze "mute", senza dialoghi né didascalie, lasciando che il silenzio diventi narrazione autonoma, pura.
![]() © Paolo Parisi / BeccoGiallo |
Violenza non direi. Almeno non era mia intenzione, se non in senso lato. Volevo mettere a nudo la vita dei protagonisti, il loro vissuto, renderli più veri possibile, fragili e inermi di fronte a un evento incontrollabile e più grande della loro possibilità di scelta. Spogliare i loro sentimenti, i loro dolori in maniera "violenta" e d'impatto.
La bicromia in grigio mi ha aiutato molto in questo. A creare un'atmosfera che fosse irrespirabile e tossica. Contaminata come lo è realmente nelle zone dell'Ucraina e della Bielorussia tutt'oggi, dopo vent'anni dal disastro.
Cerco di equilibrare il tutto essendo il più chiaro e semplice possibile.
A metà tra la fiction e il documentario, Chernobyl, di cosa sono fatte le nuvole mi pare possa vantare illustri influenze: Joe Sacco, Satrapi, Art Spiegelman, ma anche Osamu Tezuka e Jiro Taniguchi (nel contenuto e nel respiro della narrazione, non nello stile)…
Nel respiro e nelle atmosfere mi rivolgo molto ad autori orientali, Taniguchi in primis. Anche per quanto riguarda l'uso del silenzio come narrazione, la scelta di alcune inquadrature. Le mie influenze sono principalmente Tardi e Mazzucchelli. Ma anche Magnus, Pratt e Munoz. Potrei citarne altri cento essendo un lettore onnivoro i cui gusti variano dall'underground americano dei Sixties fino al fumetto contemporaneo, dalla scuola argentina di Breccia e Oesterheld fino a quella francese di Sfar, Blain e De Crécy. Ma il mio spettro è ampio. Devo molto ad autori come Calvino, Bianciardi, Kafka, Hemingway, Salinger, Camus. E a registi come Scorsese, Bellocchio, Olmi e Eastwood.
Quali sono i prossimi progetti?
Sto lavorando a due libri che usciranno in autunno. Uno per BeccoGiallo, un caso di cronaca nera legato agli anni di piombo. L'altro per il Centro Fumetto Andrea Pazienza, una storia di periferia e di degrado urbano.
Molti i progetti collaterali e a lungo termine. E ovviamente autoproduzioni varie. Che possono essere trovate alle fiere di fumetto (Lucca e «Napoli Comicon») o richieste direttamente a me (paoloparisi80@gmail.com).
Conoscerai sicuramente la realtà di Fabrica (Tv). Pensi possa essere una buona risorsa per un artista visuale e concettuale come te?
Conosco Fabrica. Credo che i nostri siano due lavori sulla comunicazione diversi, seppur a volte abbiano dei punti di contatto. Io lavoro maggiormente sul piano della narrazione, faccio fumetti e difficilmente mi allontano da questo ambito. Lavoro anche nell'illustrazione. Il campo su cui si muove la realtà di Fabrica è un tipo di comunicazione diversa ma non escludo che possa diventare una risorsa interessante.
Roberto Donati

© Paolo Parisi / BeccoGiallo
Paolo Parisi
Chernobyl, di cosa sono fatte le nuvole
BeccoGiallo Editore
pp. 128
Euro 14,00
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