Carlo Chendi e il Dottor Paperus
Eroe della modernità, Faust, al pari dell’indomito Don Giovanni, ha sempre offerto il fianco ai benefici attacchi della parodia da parte di autori del calibro, per esempio, di Valery, Stravinskij e Ramuz, fino allo stesso Chendi i quali – evitando di cozzare contro gli insormontabili colossi di Marlowe, Goethe e Lenau – hanno potuto aggirare l’ostacolo attraverso l’ironia agrodolce tipica del disincantato XX secolo.
Si dice che i grandi eventi e i Miti si manifestino al mondo in due vesti: prima in forma di tragedia, poi come farsa e, se ne L’Histoire du Soldat il Titanico Dottore s’era visto sottrarre l'accademica palandrana da quei 'Gatto e Volpe' di Stravinskij e Ramuz per indossare la logora divisa del Soldato Disertore che vende l’anima per quattro soldi anziché per la Conoscenza, nel Dottor Paperus il 'Candido Chendi' reintegra il diabolico studioso in ambito dottorale lasciandolo con tanto di… becco.
Mentre il Mefisto goethiano fa letteralmente il diavolo a quattro affinché il suo protetto realizzi d’esser «uomo tra gli uomini», Carlo riesce a far del suo marlowiano Paperus un «papero tra i paperi»! Non solo: con questa parodia disneyana, il vasto pubblico d’ogni età, spesso a disagio nel distinguere demonico e demoniaco entro il rapporto d’identità tra Faust e il suo infernale amico, risolve l’arcano quesito scoprendo la vera anima di Paperino. Egli è der Arme Teufel, un «Povero Diavolo» come Mefistofele, demonio dal piede equino così come Paperus è il Dottore dal piede palmato, entrambi vittime delle reciproche papere e – per la prima volta nella vicenda faustiana – entrambi sconfitti: il primo condannato a un inferno cartoonistico, immerso in un calderone di lava bollente, suprema sintesi tra diavolo e dannato al pari del Lucifero dantesco, il secondo dannato alla vecchiaia eterna…
Scortato da uno specularmene barbuto Caronte, Paperus – divenuto ormai il doppio di quel «dimon dagli occhi di bragia» – diviene il primo passeggero nella storia dantesca a essere traghettato verso la sponda dei vivi: Chendi sposa il mito di Faust alla mitologia Disney e – in quanto eroe della modernità – lo lascia definitivamente approdare alla moderna letteratura fumettistica, restituito alla popolare e originaria dimensione del Faustbuch e del Puppenspiele, un teatro di marionette oramai sormontate non più da fili ma, da cartacei balloon.
Tutto ciò nel riuscito tentativo di avvicinare a uno dei capolavori letterari più complessi della tradizione occidentale i giovanissimi lettori: personalmente, vestendo i panni di Mefisto in scena, lo faccio ispirandomi non solo agli adolescenziali e immortali maestri Gründgens, Jannings, Siepi, Ghiaurov, Montand e Michel Simon, magistrali interpreti del «Bizzarro Figlio del Caos», ma anche agli spassosi ghigni di un Mefistofele «Bizzarro Figlio del Chendi».
Luigi Maio*
* Luigi Maio, il celebre musicattore, ha dato un nuovo volto al personaggio di Mefistofele, ricevendo il Premio dei Critici di Teatro 2004/2005 per la sua Histoire du Soldat (nella versione italiana dello stesso Maio, con Domenico Nordico al violino e i solisti della Scala di Milano), nonché il Premio Petrolini. Ambasciatore Unicef, Maio è anche fumettista: ecco quanto dichiara in merito all’influenza del Dottor Paperus sul suo lavoro: «Il primato di Chendi è di aver riservato alla Disney un posto privilegiato nell’elite dei continuatori del più importante mito della cultura occidentale, quello faustiano!»
La copertina del volume © Silvia Ziche / Tunué |
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