Disney, un inedito di Romano Scarpa
Intervista a Luca Boschi, che parla della sua esperienza con i «grandi» maestri e svela – in anteprima ai lettori di Komix.it – una succosa novità
di Davide Caci
Caro Luca, abbinare il tuo nome alla Walt Disney è un salto logico che anche il lettore più ingenuo può fare. Quindi, senza preamboli, inizierei col chiederti: nell'arco della tua carriera (come sceneggiatore, redattore, e chi più ne ha più ne metta), tra i tanti «grandi» che hai incontrato, c'è qualcuno che ti ha colpito in modo particolare?Naturalmente, i più grandi, riconosciuti a livello internazionale. In particolare non posso non citare quelli che non c sono più: Carl Barks, Jack Bradbury (col quale ho mantenuto un rapporto di amicizia ultraventennale, sino alla sua scomparsa di un paio di anni fa; e i tre grandi italiani della prima generazione del dopoguerra. Con cui ho avuto l’onore di lavorare: Luciano Bottaro, Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa.
![]() Romano Scarpa a lavoro, Venezia, aprile 1990 © Giampiero Mascelli
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Personalmente, un giorno dei primi anni Ottanta, per telefono. Poi, a Venezia nella sua casa di Cannaregio, traghettato a destinazione dalla moglie Sandra, purtroppo scomparsa anche lei da pochi mesi. Mi aspettavano Leonardo Gori e Andrea Sani, per una prima tornata di domande in occasione della redazione del primo volume che scrivemmo su Romano, ormai una ventina di anni fa, e che uscì per i tipi di Alessandro Distribuzioni. Romano mi affidò anche una piccola collezione delle sue tempere, con le quali colorava le cels dei disegni animati, e che avrei dovuto usare per colorare, sul retro, la pellicola col disegno della Piccola Fiammiferaia che aveva realizzato per la copertina. Inutile dire che fu una giornata bellissima, durante la quale emerse anche molto della «filosofia etica» dell’autore, la grande generosità narrativa che sta alla base dell’Unghia di Kalì, del Pippotarzan, delle Lenticchie di Babilonia, dello Scozzese volante, o del ciclo di Atomino Bip-Bip.
Scarpa è stato un grandissimo autore completo, ed è una delle punte di diamante di sempre della Disney. Come pensi che il suo genio possa essere valorizzato, ad oggi, per le nuove generazioni che non hanno avuto la fortuna di leggerlo «in diretta»?
Ristamparne l’opera in edizioni degne, magari contestualizzando le sue storie, evidenziandone i dettagli geniali. Di fatto, esistono ancora sue storie realizzate a puntate per Topolino che attendono di essere riproposte «in un solo tempo», per essere lette d’un fiato… Al fianco di quella più eltaria, serve anche una ristampa popolare, come quella che avviene con regolarità negli one-shot, e che personalmente cerco di riproporre al meglio nei sommari dei Grandi Classici Disney. In ogni numero, (salvo eccezioni) è presente almeno una storia di Scarpa, mentre cerco anche di inserirne sempre anche una di Bottaro e una di Carpi: l’opera dei grandi Maestri scomparsi deve restare sempre viva, affinché anche i giovanissimi possano essere introdotti alla loro fantasia creativa.
Quanto si è spento, il 23 aprile 2005, Romano ha lasciato alcuni lavori incompleti…
Qualcosa di incompleto sicuramente c’è, mentre qualcos’altro, che Romano aveva progettato a livello di idea, o di appunti da raffinare, non ha mai preso forma. Andrea Sani rivelò qualcosa del genere rispetto a una sorta di «genio del denaro», a forma di sacco di dollari, che avrebbe tormentato Zio Paperone in un ciclo di avventure. Poi, era in ponte almeno un giallo «assai scarpiano» con Topolino e la centrale di polizia, che Romano avrebbe voluto portare a termine; infine, se non sbaglio, ci sarebbe stata anche una storia con soggetto di Lars Jensen che non ha mai potuto decollare (Romano ne aveva schizzato qualche tavola a matita, che teneva davanti a sè, sulla scrivania).
Inoltre, ci sono suoi lavori che in passato aveva completato, ma che non hanno mai visto la luce a tempo debito. Sono più di quanti si possa pensare, perché in un certo periodo, nella prima metà degli anni Ottanta, Scarpa lavorava direttamente per la Disney degli Stati Uniti. Noi critici abbiamo potuto fare poco per registrarli, perché Romano intratteneva questo rapporto all’insaputa dai suoi datori di lavoro italiani, facenti capo alla Arnoldo Mondadori Editore, la casa editrice che all’epoca possedeva la licenza per produrre storie Disney originali. Quando è cessata la produzione di storie negli Usa destinate al mercato internazionale, anche alcuni fumetti di Scarpa sono state accantonati, e nemmeno completati nelle fasi di traduzione, adattamento, lettering e così via.
![]() Copertina di Topolino e la marmitta fotonica © Disney
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Certo, almeno quelli che mano mano si riescono a individuare. Circa un anno e mezzo fa, da Oltreoceano mi hanno chiesto di occuparmi di una storia con Topolino e Pippo, che poi è uscita in Italia su Zio Paperone n. 201 e in contemporanea nel comic book Mickey Mouse and Friends n. 290 negli Stati Uniti. Si trattava di Topolino e la marmitta fotonica, che era disegnata splendidamente, ma… era del tutto priva di testi! I dialoghi erano andati perduti si suppone nel 1984, dopo la chiusura del settore dei fumetti Overseas della Disney. Quindi, ho cercato di interpretare le vignette riscrivendo da capo la trama; cosa tutt’altro che facile, trattandosi di un giallo, quindi con indizi da ricreare e ricostruire senza che nel disegno di Scarpa ce ne fossero sufficienti indizi.
Sul prossimo Zio Paperone, in edicola a metà agosto, la situazione si ripeterà. Le tavole originali di una storia completa, di ampio respiro, con Paperone, Brigitta e Filo Sganga, sono state ritrovate in modo funambolico anch’esse Oltreoceano, e… chi le ha reperite (una persona che non lavora nel mondo dei comics, e per me sino ad allora ignota) mi ha cercato chiedendomi se sapessi cosa fossero! Perdincibacco! Era una delle storie che davamo per dispersa! Ho fatto di corsa il lavoro di riscrittura anche con questa, e dagli Stati Uniti attendono di vederla da noi in Italia per «accaparrarsela» e tradurla. Grossa soddisfazione… Mi sono preso molte libertà, dovendo far quadrare tutti i pezzi… Lo vedrai fra poco!
![]() Copertina di Sognando la Calidornia © Vittorio Pavesio
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Sicuramente! Cercando di fare un rendiconto delle storie di Romano che ancora mancavano all’appello, avevo accennato a una fantomatico inedito che il Maestro ricordava di aver realizzato nel 1984. Dalla sua residenza di Fuengirola (nei pressi di Malaga), aveva faxato il titolo di quella storia su un foglio scritto a lapis, insieme a una serie di altre informazioni, a me e ai miei colleghi Alberto Becattini, Gori e Sani. Era il periodo in cui stavamo scrivendo il secondo libro su Scarpa, Sognando la Calidornia, e i contatti con lui allora erano piuttosto scarsi dal punto di vista «fisico». In Italia evitava di tornare, noi non potevamo recarci nella sua isoletta… Restavano le lunghe telefonate, i carteggi, e gli scambi di materiali con i mezzi che la tecnologia telecomunicativa consentiva (negli ultimi tempi della sua vita anche le e-mail). Dalla scarsa leggibilità del foglio che Romano ci aveva faxato, avevamo erroneamente rilevato che l’avventura di Zio Paperone si intitolasse The Secret of the Coal (Il segreto del carbone). Ma solo dopo aver avuto visione delle tavole della storia ritrovata, ho constatato che la «l» finale del titolo era in realtà una «t», e che il segreto a cui si accennava era in realtà legato alla classica palandrana del protagonista.
Puoi dirci a che anno risale l’avventura?
Al 1984, come avevo ipotizzato anche a proposito della vicenda della «marmitta fotonica». Come si sa, all’epoca Scarpa realizzava solo le matite, lasciando le chine ad alcuni ottimi collaboratori. Entrambe le storie risalgono a un attimo prima che alle inchiostrazioni subentrasse Lucio Michieli; sono opera di Sandro del Conte. L’ipotesi rispetto alla datazione della Marmitta fotonica è divenuta una certezza dopo la scoperta di The Secret of the Coat, sulla cui tavola di apertura, il Maestro veneziano ha addirittura segnato a mo’ di appunto l’anno di consegna, scrivendo «1984». Tralascio altre valutazioni sul tema, ma, da una serie di indizi posso azzardare che proprio la storia in uscita imminente su Zio Paperone di agosto sia l’ultima ad essere stata lavorata in fase di editing negli Stati Uniti. Di sicuro è l’ultima fra quelle di Scarpa (il lavoro, iniziato, è stato abbandonato dopo le prime tavole, e sulle stesse ne ho trovato alcune tracce).
![]() L'ufficio di Luca Boschi con Don Rosa © Boschi
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Ogni mia scrivania è sovraffollata, ognuna (ce ne sono tre più vari tavoli, nel mio studio) è un campo di battaglia che stupisce i visitors! I più si domandano come faccia a ritrovare quello che deposito nei vari strati; da anni non se ne vedono i piani… Ti mando la foto della più grande, sepolta, scattata dalla moglie di Don Rosa (che è immortalato in fondo, a sinistra), quando è venuto a trovarmi. Io sono a rispondere al cellulare (altro serio problema!) e l’amico che consulta qualcosa sulla scrivania è il critico e ricercatore Pier Luigi Gaspa (un suo libro è in uscita, scritto a quattro mani col filosofo Giulio Giorello).
Dalla scrivania, certo, sono passati molti inediti (ovviamente non solo disneyani), ma di Scarpa soltanto questi due, e solo sottoforma di riproduzioni, mentre dal mio computer sono passati vari files anche di altre tavole inedite di Scarpa, purtroppo tutte di altre storie incomplete… benché la ricerca a livello di rete planetaria prosegua.
Per la cronaca, anche un’ulteriore storia di Scarpa inedita da noi, sarà ospitata su uno dei prossimi numeri di Zio Paperone. Ma a quest’ultima è prematuro accennare.
Ti ringrazio, anche a nome di tutti i lettori di Komix.it
Grazie a te! Sempre a disposizione! Se qualcuno, bontà sua, vorrà visitare il mio blog, realizzato con gli amici del “Sole 24 Ore”, sarà il benvenuto, anche con quesiti specifici.
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